Obiettivo: darsi un tono

In questi giorni, tra un capitolo delle “Affinità elettive” di Goethe e una puntata di “Masha e l’orso”, ho installato un paio di applicazioni sul cellulare per motivarmi a fare qualche esercizio diverso dal sollevamento figlia.

Risultato: ieri mi sono lanciata in una sessione di squat, affondi e addominali. Dieci minuti circa di attività intensa svolta in scioltezza. Sul momento.

In realtà se vedete una tipa che scende le scale con le gambe dure come legnetti, potrei essere io.

Avvertenze per il lettore: da non eseguire in presenza di gatti o bambini. Proveranno l’irresistibile impulso di saltarvi sulla pancia durante gli addominali e salirvi sulla schiena durante le flessioni. Solo per veri sportivi.

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licenza poetica

 

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Ancora Olimpiadi

Oggi un’altra gara emozionante: i 500 m nel k1 con Josefa Idem.

Non avrà vinto una medaglia ma ha dimostrato ancora una volta di essere una sportiva eccezionale. Magari avere metà della sua forza di carattere!

Vorrei che tutti noi fossimo capaci di sostenere i nostri sportivi sempre, non solo quando vincono. Sono la prima che segue lo sport in tv solo nelle grandi occasioni, soprattutto durante le Olimpiadi: mi piace guardare tante discipline diverse, fare il tifo per gli azzurri, emozionarmi quando vincono e soffrire con loro quando non raggiungono i risultati meritati, come nel caso di Vanessa Ferrari e Tania Cagnotto. Ma sono felice di guardare anche gli atleti delle altre nazioni. Il nuoto, i tuffi,  la ginnastica artistica, il salto con l’asta, sono solo alcune delle discipline che mi lasciano incantata davanti allo schermo. Pensare alla bravura degli atleti, alla fatica, le rinuncie ed i sacrifici, tutto per raggiungere la perfezione del gesto atletico. Non è forse arte anche questa?

A volte cadono e deludono le aspettative di cui li abbiamo caricati. Ma che diritti abbiamo su di loro? Perchè ci ergiamo a giudici quando il massimo della nostra fatica  è ricordarsi di accendere la televisione all’ora giusta e a volte non facciamo nemmeno quello? Ogni quattro anni ci ripetiamo che l’importante è partecipare, non vincere. Sarebbe ora di inizare a pensarlo sul serio.