Il suo corpo e altre feste di Carmen Maria Machado. Il bello di leggere racconti

Quando ho visitato lo stand di Codice Edizioni al Salone del Libro di Torino, ho subito chiesto se avessero qualcosa di simile a Delicati uccelli commestibili di Lauren Groff, una raccolta di racconti che ho adorato e che rimane tra le mie preferite (ne ho parlato anche qui). Mi hanno subito proposto Il suo corpo e altre feste di Carmen Maria Machado, otto racconti di varia lunghezza e di incredibile intensità.

So che ancora molti non si trovano a loro agio con la forma del racconto, preferiscono navigare nelle acque sicure del romanzo. Trovo però che la forma breve sia adatta a esplorare con intensità la realtà: permette una maggiore libertà nella scelta degli argomenti e della forma, apre un gioco con il lettore in cui entrambi, lettore e scrittore, possono osare nuove esplorazioni, uscire da quella zona di comfort che tanto ci coccola ma che ci impigrisce e alla fine annoia. E poi, il bello di una raccolta è che puoi centellinare i racconti, un po’ come scegliere tra una torta e un vassoio di pasticcini, magari mignon, ognuno con il suo carattere e il suo gusto, ma tutti legati dal filo narrativo del pasticcere/artista. Vi pare così inaffrontabile?

Tornando all’opera della Machado, leggerla è stato come essere risucchiata in un vortice che ha occupato tutto il mio immaginario per giorni.

Sensuale e provocatoria nello scegliere le ambientazioni, si trova a suo agio tanto in una narrazione intima, aderente alla realtà, quanto in situazioni irreali, distopiche, in cui l’elemento grottesco si accompagna a una scrittura nitida e ricca – di metafore, di similitudini, di elementi sorprendenti – che si inseriscono con naturalezza nel ritmo dello scrivere, come pietre preziose incastonate sul letto di un torrente di montagna, ora limpido, ora limaccioso, ma sempre potente nel suo flusso vitale, a tratti minaccioso mai consolatorio.

A volte ho avuto la sensazione di non avere tutte le chiavi di lettura per comprendere il significato intimo di quanto leggevo, altre mi sono sentita come un’ospite a cui era permesso solo di osservare in disparte.

C’è molto orgoglio in questi racconti: di scrittrice, di donna, di lesbica, emerge in tutta l’opera, in maniera più o meno potente, e il suo dare voce a una minoranza, in modo così naturale, così elegante, me l’ha fatta amare ancora di più. Si avverte una componente fortemente autobiografica tra le righe, eppure è mediata in modo così sapiente dalla scrittura che riesce a mantenere la sua autenticità nel farsi letteratura.

I racconti che mi sono rimasti più impressi sono Il nastro, per la storia di una donna e del suo mistero che non andrebbe mai sciolto; L’inventario, dove, sullo sfondo di una crisi della civiltà in seguito a un’epidemia, una donna elenca i suoi amanti, uomini e donne, un paragrafo per ciascuno; Le donne vere hanno un corpo per l’uso sconvolgente degli aggettivi; La residenza, per l’intreccio tra arte, anima e corpo.

Scegliere un estratto non è stato semplice perché Machado costruisce la tensione in maniera inesorabile, intrecciando voci e tempi diversi con un andamento ricorsivo che introduce ogni volta nuovi punti di vista, nuovi indizi, in una costruzione del racconto tridimensionale. E soprattutto sono rimasta talmente assorbita dalla lettura che mi sono dimenticata di prendere appunti! Le due citazioni che seguono sono tratte da Le donne vere hanno un corpo e da La residenza, due passaggi che mi hanno colpito per motivi diversi e che hanno influenzato, senza che me ne rendessi conto, l’ultimo racconto che ho scritto.

Sua madre le porta un altro vestito, dorato con una sfumatura cobalto. E’ il primo giorno della stagione e c’è ancora molto tra cui scegliere: abiti sottoveste blu pavone, maniche a sbuffo rosa tramonto, la serie Bella con i colori delle api. Abiti a sirena dello stesso bianco delle saline, a clessidra rosso alga, gonne da principessa color vino. L’Ofelia, che sembra lucido d’acqua. Una Seconda Chance per Emma, della sfumatura precisa di una cerva in un cono d’ombra.

“Per fare l’artista” interruppe Diego cambiando argomento, “devi essere pronto ad avere un ego e a puntarci tutto.”

Anele scrollò la testa. “Devi lavorare sodo. L’ego crea solo problemi.”

“Ma senza ego” disse Diego, “la scrittura diventa scribacchiare su un diario. L’arte diventa uno scarabocchio. L’ego richiede che quello che fai sia abbastanza importante da farti guadagnare dei soldi per lavorarci.” Indicò con un gesto l’hotel intorno a noi. “Richiede che quello che dici sia abbastanza importante da essere pubblicato o mostrato al mondo.”

Il suo corpo e altre feste di Carmen Maria Machado. Traduzione di Gioia Guerzoni. Codice edizioni. 2019.

Indice dei racconti:

  • Il nastro
  • Inventario
  • Madri
  • Particolarmente esecrabili 272 visioni di Law&Order: Unità Vittime Speciali
  • Le donne vere hanno un corpo
  • Otto bocconi
  • La residenza
  • Intrattabile alle feste

Cosa leggi in estate? Bestiario sentimentale di Guadalupe Nettel

Da quando l’estate non è più tempo di lunghe vacanze ma di scadenze lavorative, mi accorgo che le temperature estreme fiaccano la mia voglia di leggere. Sarà che manca la combinazione coperta sul divano + tazza di tisana + gatta addormentata al mio fianco, ma mi sono ritrovata più spesso a dormire o a guardare con scarsa attenzione una serie di Netflix che a intaccare l’enorme quantità di libri nuovi (ormai vecchi) che si sviluppa in tre dimensioni andando a minacciare l’incolumità di chi ci passa vicino.

In questa desolazione letteraria (una decina di giorni senza leggere, follia!) mi ha salvato un gruppo di amiche scrittrici (una più brava dell’altra) con le quali abbiamo fissato una data e un libro da leggere, un piccolo circolo letterario da usare come scusa per non perdersi nell’afa e nell’indolenza che affliggono la pianura padana e i suoi abitanti.

Il libro scelto è Bestiario sentimentale di Guadalupe Nettel, una scrittrice messicana classe ’73 che al momento ha all’attivo due romanzi e due raccolte di racconti tradotti in Italia. Bestiario sentimentale è una di queste, tradotto da Federica Niola per La Nuova Frontiera.

Il senso del dovere è come sempre una leva molto potente e così ho preso in mano i racconti della Nettel, disperando di finirli in tempo per la scadenza. Mi sbagliavo. Non so se sia per la scrittura o per i temi affrontati, ma si tratta di racconti magnetici, che difficilmente permettono di essere interrotti e in pochi giorni li ho letti tutti e cinque.

Scritti in prima persona, tre con voce narrante femminile e gli altri due maschile, raccontano tutti momenti fondamentali nella vita affettiva del narratore, che si tratti di amori, del rapporto genitori-figli o di entrambi. L’aspetto interessante e che rende profondamente unitaria la raccolta, è la presenza dell’elemento animale: non solo coprotagonista ma chiave di lettura di ogni racconto, nella sua bestialità non corrotta da sovrastrutture culturali, semplice espressione di una natura che segue le sue leggi e che l’uomo può solo osservare, senza poter influire se non con atti di forza, spesso inutili alla risoluzione del conflitto.

Un aspetto che mi ha colpito è la costruzione dei personaggi: ci vengono prima presentati con una biografia veloce ma esaustiva per poi passare all’analisi di un episodio topico della loro vita. Ci sono quindi due velocità nella narrazione, diverse densità di approccio alla storia, come se l’autrice volesse fornirci un ritratto completo del personaggio per poi soffermarsi a lungo su una piega dell’animo. Lo stile è preciso ma non ricercato, tende alla massima chiarezza e, nelle descrizioni degli animali, si fa scientifico per poi tornare evocativo. E’ come se ci fossero sempre due piani su cui si muove il racconto: uno legato all’esposizione dei fatti, chiaro e lineare, l’altro alla loro interpretazione, istintuale, spesso bizzarro, andando a creare uno scarto che affascina il lettore.

Sembra quasi che Nettel usi la stessa lente per osservare bestie e uomini, trovando molto più comprensibili i comportamenti dei primi rispetto a quelli dei secondi, il tutto con agio, senza la fretta di arrivare alla conclusione. Il finale è sempre chiarificatore del rapporto di specularità uomo/animale e non lascia scenari aperti, chiudendo la narrazione con un elegante cerchio e dimostrando come nulla sia superfluo o casuale.

La scelta delle bestie, a loro modo tutte animali da compagnia, spazia dalla più innocua coppia di pesci rossi, alla blatta, a una famiglia di gatti, a un fungo per finire con una vipera cinese. Animali reali e allo stesso tempo simboli, che accompagnano le svolte della narrazione, spesso sconcertanti eppure per questo più profondamente umane.

Bestiario sentimentale di Guadalupe Nettel, editore La Nuova Frontiera, traduzione Federica Niola, 2018.

La gente non esiste di Paolo Zardi – perché dovete leggerlo

In aprile è uscita per la Neo edizioni una raccolta di racconti scritti da Paolo Zardi. Già questi tre elementi dovrebbero essere sufficienti per acquistare La gente non esiste a occhi chiusi. Ma dato che non tutti possono nutrire lo stesso mio entusiasmo e fiducia, vorrei elencare alcuni validi motivi per convertirsi allo Zardianesimo o almeno leggere il libro e provare a confutarmi.

  • Bellezza. I racconti scelti per formare questa raccolta sono davvero belli. Non carini o simpatici. Belli. Ultimamente ho letto diverse raccolte e ho preso l’abitudine di segnare con una spunta i racconti che mi sono piaciuti di più. Ho notato che si tende a mettere i più validi all’inizio e alla fine ma spesso in mezzo se ne trovano alcuni inseriti più per fare volume, magari ancora acerbi o non perfettamente riusciti. Non è questo il caso. E’ come acquistare una scatola di cioccolatini belgi (una delle meraviglie nazionali che possono vantare da quelle parti) e sorprendersi e commuoversi a ogni boccone. Chi mi conosce sa che se associo un libro al cibo è sicuramente indice di qualità, d’altronde sono tra le due esperienze maggiormente in grado di commuovermi.
  • Semplicità. Leggere un racconto di Zardi non richiede fatica al lettore: basta sedersi, aprire il libro, e lasciare che le parole risuonino dentro: a volte ci sarà una risata, altre un sorriso d’intesa, lo stupore per un particolare che conoscevamo ma non avevamo messo a fuoco, il piacere di un piccolo scostamento dalla realtà, la commozione per la verità di sentimenti che ci appartengono e ci vengono restituiti con una nuova luce. La bellezza di queste storie e di come sono scritte mi ricorda il talento richiesto a un musicista o a un ballerino che anche nei passaggi più difficili deve nascondere la fatica e la dura preparazione dietro all’eleganza e alla pulizia del gesto artistico. Personalmente non amo le manifestazioni di bravura, la ricerca dell’applauso o del colpo di scena fine a se stesso; non voglio essere impressionata da un racconto: voglio ascoltare una storia e non dimenticarla più, e Zardi in questo è bravissimo.
  • Lingua. Non ci sono sbavature nella scrittura ma un controllo perfetto della parola, come uno scoglio modellato da infinite onde. Il narratore si pone alla giusta distanza e regola l’obiettivo in funzione dei personaggi e della storia, in un movimento talmente fluido di camera che ne restiamo stupiti senza riuscire a scoprire il trucco che c’è dietro.
  • Piacere. Il piacere di leggere qualcosa di veramente bello, che riesce a soddisfare contemporaneamente il desiderio di una storia interessante, scritta bene, non scontata e profonda. E vi assicuro che scrivere un racconto così non è facile. Scriverne 27 è un’impresa che non ritenevo possibile.
  • Brevità. I racconti sono per lo più di poche pagine. Potete leggerne uno a sera o mangiarne a manciate. E per chi pensa di non amare i racconti, questa è l’occasione giusta per provare a cambiare idea. Potreste scoprire che vi piacciono e non poterne più fare a meno.
  • Autore. Paolo Zardi passa alternativamente dal romanzo ai racconti, riuscendo sempre a convincere. Di suo ho letto XXI secolo, sempre per Neo edizioni, e Tutto male finché dura per Feltrinelli (potete leggere la mia recensione qui) oltre a numerosi racconti pubblicati su varie riviste, cartacee o digitali, e in raccolte. Perché anche se ha iniziato tardi a pubblicare – poco prima dei quarantanni – Zardi si è rifatto velocemente negli anni successivi, manifestando una facilità di scrittura e una vastità di temi trattati, passando da atmosfere più cupe a toni grotteschi fino a dolcezze liriche.
  • Persona. Autore e persona sono due entità distinte. Ma lo scrittore non può allontanarsi troppo da quello che è: il suo sguardo sul mondo, i dettagli che lo colpiscono, la sensibilità con cui interpreta la realtà, sono indissolubilmente legati alla persona che vive e scrive. E personalmente sono molto affezionata ad entrambi e faccio fatica a distinguerli.
  • Bonus track. Finito di leggere il primo racconto ho chiuso il libro: l’equilibrio e la grazia con cui era scritto, l’ironia e la sensibilità acuta che si alternavano tra le righe per me erano già sufficienti. Avevo paura di non trovare racconti altrettanto belli. Poi per fortuna ho letto anche gli altri.

Fin qui ho cercato di essere obiettiva, per quanto l’entusiasmo e l’affetto possano permettermi di esserlo. Ma ci tengo veramente molto che questo libro passi di mano in mano e che almeno uno di questi racconti riesca ad illuminarvi come tanti hanno fatto con me: tra una riflessione, un sorriso e una gentile stretta al cuore.

“La gente non esiste” di Paolo Zardi. Neo edizioni. 2019

Delicati uccelli commestibili di Lauren Groff.

delicati-uccelli-commestibili

Mi ricordo che mi ero segnata questo titolo dopo averne letto un estratto su qualche rivista o articolo digitale. Mi aveva colpito la voce dell’autrice: una scrittura esatta, rapida e allo stesso tempo ricca di immagini liriche, poetiche.

I racconti sono rimasti per un po’ in attesa del momento giusto per essere letti: alcuni li ho amati molto, altri invece mi hanno disturbato nella loro crudezza, ma ogni volta sono rimasta incantata dal ritmo della scrittura e dalla costruzione della storia. In tutti le protagoniste sono donne, e forse è proprio l’aver dato voce a dei personaggi femminili così diversi per età, epoca storica, carattere, estrazione sociale, che mi ha fatto apprezzare ancora di più questa raccolta nella sua interezza.

I racconti, tutti piuttosto lunghi, sono nove:

  • Lucky Chow Fun
  • L. Debard e Aliette
  • Majorette
  • Blythe
  • La moglie del dittatore
  • Spartiacque
  • Sir Fleeting
  • Fuga
  • Delicati uccelli commestibili

In ciascuno di essi la protagonista rappresenta un elemento di rottura nel suo mondo; la sua diversità la mette in conflitto con gli altri. I personaggi di Lauren Groff sono donne forti, aspre, difficili, con uno spirito ricco e mai spezzato, nonostante l’autrice non risparmi loro situazioni e scelte drammatiche. Eppure non si tratta di racconti cupi, c’è spazio per la bellezza, per la speranza, per l’affermazione e rispetto del sé, che forse è proprio quello che sta più a cuore a chi scrive. Le figure di donna che si delineano nella scrittura rimangono incise sulla pagina, tratteggiate con colpi decisi di penna, senza sentimentalismi o pietismi ma sempre lucida onestà e correttezza.

I due racconti che mi fanno ancora vibrare di emozione, che mi sono vista scorrere davanti quasi fossero un film per lo sviluppo della storia, i dialoghi e la costruzione degli spazi e dei movimenti dei personaggi al loro interno, sono senza dubbio L. Debard e Aliette e Delicati uccelli commestibili:il primo è la complicata storia d’amore tra una giovane poliomelitica e il suo istruttore di nuoto, un racconto ricco di erotismo e tensione che vede il lento disvelarsi di due personalità incredibilmente forti e tenaci, destinate ad amarsi per sempre, nonostante le crudeli prove a cui saranno chiamati. Delicati uccelli commestibili, che dà il nome alla raccolta italiana, è invece ambientato durante la seconda guerra mondiale a Parigi, al momento dell’occupazione tedesca. Un gruppo di giornalisti si muove nella campagna francese in cerca di salvezza, ma viene fatto prigioniero da un fattore filonazista. La prigionia e il digiuno tenderanno ulteriormente i rapporti tra i quattro uomini e l’unica donna, Bern, spezzandone gli equilibri faticosamente costruiti, in un crescendo di tensione acuito dalle numerose digressioni e dalle diverse voci che narrano la vicenda. Perché la voce narrante è un altro elemento che Lauren Groff usa con abilità, passando agevolmente, da un racconto all’altro, dalla prima persona singolare a quella plurale (che caratterizza La moglie del dittatore, ad esempio), oppure un narratore esterno o ancora un continuo cambio di voce e di prospettiva.

Per chi ama le storie ben raccontate, per chi cerca la creazione di un mondo ricco e compiuto, con una trama che si sviluppa e si dipana avanti e indietro nel tempo, per chi vuole personaggi vivi e allo stesso tempo non sa rinunciare a una scrittura bella, curata senza essere pretenziosa, veloce senza essere scarna, lirica senza essere melensa, ecco, qui c’è molto di buono da leggere e molto da imparare.

 

Delicati uccelli commestibili. Lauren Groff. Codice edizioni. Anno 2016. Traduzione di Daria Restani.