L’incanto dentro – Valentina Berengo

incanto dentro

Molto spesso quando leggo un libro che colpisce la mia immaginazione mi trovo a fantasticare sull’autore, a cercarne notizie e ricreare l’humus che ha dato vita al suo mondo narrativo.

Per la raccolta di racconti L’incanto dentro il processo è stato un po’ diverso. L’autrice è infatti una mia amica e all’inizio ho faticato a separare la sua voce da quella dell’autrice. Gli ambienti, le situazioni e i personaggi mi sono infatti estremamente familiari e solo la sua bravura mi ha permesso di ritrovare quella sospensione della realtà che mi è tanto necessaria per appassionarmi a una storia e sopprimere la vocina critica interiore.

Valentina oltre che una persona è un personaggio. Ci siamo conosciute alla facoltà di ingegneria, lei ha proseguito con un dottorato, ha fatto diverse esperienze lavorative nel campo ingegneristico ma ha continuato a tornare ciclicamente e in maniera sempre più preponderante alla sua grande passione che è la lettura. Prima i club del libro tra noi amici, poi il ciclo de L’anima colta dell’ingegnere con l’Ordine degli Ingegneri di Padova, il programma radiofonico Personal Bookshopper – dimmi chi sei e ti dirò cosa leggere e infine questa sua opera prima.

L’incanto dentro è composto da sette racconti, di lunghezza variabile, scritti con voci e stili differenti. Li accomuna il tema della maternità, nella fase di ideazione, negazione o ricerca. E’ un argomento che mi è molto caro, non solo e anche perché sono mamma. Trovo che per la nostra generazione di trentenni o poco più, in una società in cui il lavoro è cifra dell’esistenza e spesso incognita, il diventare genitori spaventa. Responsabilità, fatica, lo spostamento del nostro baricentro all’infuori di noi o della coppia destabilizzano. Spesso la maternità è sentita come un obbligo, sociale e genetico, e molte donne si oppongono a quello che percepiscono come un retaggio di una società maschilista o semplicemente rivendicano il diritto a sentire estraneo questo istinto materno tanto osannato. Io non capisco quella che considero una rinuncia a quello che Valentina chiama incanto dentro, ma lo rispetto. I personaggi che incontriamo nei racconti fanno delle scelte e ne affrontano le conseguenze, scoprendo che comunque non tutto può essere determinato dall’uomo.

Alcuni di questi racconti li ho trovati molto belli, sinceri e puliti, toccanti senza essere mai patetici. Altri li ho sentiti troppo distanti da me, freddi e crudi. Anche lo stile non incontra sempre il mio gusto, soprattutto nel primo racconto lo trovo faticoso, ma ci sono pagine di una bellezza che mi ha stupito. La scrittura di Valentina ha il pregio di dare voci diverse a personaggi diversi, e tra le tante ha messo anche la sua. A voi la curiosità di provare a indovinare quale sia.

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Manuale per ragazze di successo – Paolo Cognetti ti invidio da morire!

manuale per ragazze di successo

A volte mi capita di guardare la famosa pila di libri sul comodino e di non sentirmi soddisfatta. Manca quello di cui ho bisogno proprio in quel momento. Succede così che devo recarmi nel mio santuario personale e soddisfare questo impulso irragionevole. Non sempre mi è possibile e il momento magico si perde, ma con Cognetti è andata diversamente. Mesi fa ho letto Il ragazzo selvatico e da allora mi è rimasta la voglia di leggere altri suoi racconti. La settimana scorsa mi sono procurata due suoi libri e ho divorato Manuale per ragazze di successo. Mi ha fatto male.

Paolo mi ha introdotto nel mondo del racconto, che non conoscevo, e sotto la sua ispirazione ho iniziato a leggere Alice Munro e ho comprato un libro di Carver, ho pure fatto un corso di introduzione al racconto per capire meglio questo genere, illudendomi anche un poco di poter creare qualcosa di mio.

Leggendo i sette racconti del Manuale per ragazze di successo mi sono terribilmente depressa. Qualcuno mi ha detto che lo scrittore quando legge dovrebbe sentire lo stimolo a fare di meglio, provare un sentimento di sfida e di orgoglio nei confronti degli altri scrittori. Io invece mi rendo conto solo dei miei limiti e apprezzo ancora di più l’arte di chi sto leggendo. Cognetti è sorprendente, schifosamente bravo. Nel creare situazioni, nel sondare gli animi dei personaggi più disparati, nel descrivere con pochi tratti interi mondi. Ed ha pure uno stile superbo, mai scontato, mai banale. Che rabbia!

Il libro raccoglie sette racconti, sette storie di donne, narrati in modo alternato da una voce femminile e una maschile. Si tratta di ragazze sulla trentina, colte in un momento di rottura della loro vita, fragili eppure capaci di decisioni forti, a volte definitive. Gli uomini che le circondano sono invece deboli, schiacciati dalla vita, inutili. Zavorre da abbandonare ai capricci della corrente. Sono favole amare. Moderne eppure mitiche, nel loro essere frammenti strappati di vite riconoscibili attorno a noi.

Un libro che si legge velocemente ma lascia un’eco profonda. Sensazioni e riflessioni. E non è forse questa la magia di un bel libro?

Manuale per ragazze di successo, Paolo Cognetti, 2004, edizioni Minimum Fax, pagg 115.

Dal sito della Minimum Fax un estratto del libro: qui.

Passione giallo

Ogni contatto lascia una traccia

Le ultime settimane sono state molto dense. Ho trovato il tempo per leggere, per meditare ma non per scrivere e così mi trovo con un po’ di letture accumulate e non recensite. Poco male, visto che non leggo per scrivere il blog, ma ripensando agli ultimi libri letti ho trovato un filo comune: giallo.

I romanzi gialli sono una mia grande passione, potrei divorarne uno dietro l’altro come patatine a un aperitivo. Dopo la Camera azzurra di Simenon, ho acquistato un’altra manciata di Adelphi, questa volta della serie di Maigret. Che belli! Mi sono gustata uno dietro l’altro Il porto delle nebbie, Il pazzo di Bergerac e la raccolta di racconti La locanda degli annegati. Ogni volta mi stupisco della bravura di Simenon nel tracciare ritratti di personaggi e piccole provincie con pochi tratti decisi e asciutti. La semplicità e la chiarezza con cui ci conduce attraverso il delitto e le meschinità umane sono sorprendenti, la dimostrazione che non serve uno stile complesso e contorto per scrivere un buon romanzo.  In questi giorni di grande lavoro e grande fatica leggere Simenon è stato un necessario straniamento, una lettura scorrevole ma non banale ricca di piacere.

Maigret e SimenonUn altro giallo letto recentemente è Ogni contatto lascia una traccia di Elanor Dymott, regalatomi da cari amici per il compleanno. Qui siamo su un piano completamente diverso rispetto ai romanzi di Simenon, le indagini ufficiali sul delitto sono solo marginali mentre prepotente è l’approccio psicologico, la ricostruzione di dinamiche interne a piccoli gruppi, l’accumularsi di bugie e verità create dalla diversa interpretazione dei fatti da parte dei soggetti coinvolti. L’ambientazione è tipicamente inglese, tra Oxford e Londra, e la narrazione si divide tra presente e passato, tra gli anni dell’università e un presente tragico. Rachel è morta, uccisa barbaramente, e Alex, il marito, non riesce ad accettarlo. Inizia così una sua ricerca disperata della verità, non solo sul delitto ma su tutta la vita della moglie amatissima, abilmente rimasta nascosta sotto un cono d’ombra. Alla fine il mistero verrà svelato ma non sarà il punto più importante del romanzo. Cuore della narrazione sono le verità e le bugie che diciamo agli altri e come un amore totalizzante possa superare le piccole incrinature nella figura perfetta della persona amata. Romantico e passionale, ma anche preciso e puntuale, un bel giallo moderno, ben documentato.

 

Alice Munro – In fuga

Ogni anno si svolge l’assegnazione del premio Nobel per la letteratura e ogni anno spero di ricevere una certa chiamata dalla Svezia. Probabilmente se avessi scritto qualcosa sarebbe più probabile, ma coltivo sempre l’intima speranza che un giorno potrebbe capitare anche a me. Dopotutto, perché limitarsi quando si sogna? Sempre in questa ottica, dopo la nomina del nuovo eletto nell’empireo degli scrittori e i rosicamenti di chi per l’ennesima volta si è visto escludere – e non parlo di me – cerco di leggere un’opera del vincitore, tanto per sondare i gusti della giuria.

Negli ultimi anni ho letto “Il mio nome è rosso” di Pamuk, “Il paese delle prugne verdi” di Herta Muller e “In fuga” di Alice Munro.

Alice Munro. Mi sono avvicinata alla lettura timorosa di sentirla estranea. Invece. E’ amore. Un amore di quelli strazianti. La scrittura, lo stile, le immagini, sono di una bellezza sconvolgente, quasi selvatica. Al contrario della Nothomb, che amo appassionatamente, non c’è compiacimento nella scrittura, la ricerca dell’effetto o della costruzione cesellata del periodo. Se Nothomb è un giardino all’italiana, la Munro è un giardino all’inglese. I temi sono quotidiani, i paesaggi monotoni, le storie triste cronaca. Ma come li descrive! La costruzione della trama è magistrale, i personaggi tratteggiati con spietato amore, la scrittura superba.

Come ho scritto anche in post precedenti, mi sono avvicinata al racconto molto recentemente. E’ un genere che ho sempre scartato a priori, per ignoranza. Invece la brevità della scrittura permette un maggiore controllo sulla sua qualità e una maggiore incisività della narrazione. Di contro mentre un romanzo come Anna Karenina si auto digerisce durante le lunghe ore di lettura, il racconto è una stilettata al cuore, un lampo che illumina di colpo una scena complessa lasciandoci attoniti.

In Fuga è una raccolta di racconti lunghi, come  la maggior parte delle opere della Munro. L’ambientazione è spesso un paese sperduto della regione dei laghi canadese, in uno spazio temporale variabile dalla seconda metà del Novecento ai giorni nostri. Le protagoniste indiscusse sono le donne. Non si tratta di eroine ma di persone normali, di varia cultura ed estrazione sociale, alle prese con la vita. Una vita spesso dura, ingenerosa, segnata da scelte, incomprensioni, scherzi del destino. Una rappresentazione della realtà senza sconti o abbellimenti, fissata sulla pagina scritta in tutta la sua crudezza. Le donne di questa raccolta hanno spesso destini spietati ma hanno tutte una forza di carattere, una caparbietà di vivere che me le rende care. L’aspetto sconvolgente di questi racconti è la loro attualità. I protagonisti potrebbero benissimo essere i nostri vicini di casa, la nostra collega, la signora che tutti i giorni prende l’autobus alla nostra fermata. Vite qualsiasi all’apparenza. La Munro prende una lente di ingrandimento e si concentra su una di queste vite, scava nel personaggio, ne dispone pregi e difetti, senza seguire un rigoroso filo temporale ma procedendo avanti e indietro lungo la sua vita, cogliendo singoli episodi significativi. Il tutto reso eterno da una scrittura asciutta, serrata, precisa, in grado di passare senza cesure da particolari prosaici a improvvisi lirismi.

Riassumere i singoli racconti non avrebbe molto senso, dovete leggerli. I miei preferiti sono Passione e Scherzi del destino, dovendo scegliere, ma potrei cambiare idea a una seconda lettura. E voi, quali racconti avete letto?

In fuga di Alice Munro, traduzione di Susanna Basso, edizione Einaudi super ET 2004, ristampato 2013, 312 pagg, € 12,00. Contiene i racconti: In fuga. Fatalità. Fra poco. Silenzio. Passione. Rimetti a noi i nostri debiti. Scherzi del destino. Poteri.