Ogni tanto scrivo

orso katmai

Ogni tanto scrivo qualcosa di mio, riservato per lo più a un’intimità morbosa tra me e il foglio di carta, raramente condiviso con Mr Fog che è sempre troppo generoso nei suoi giudizi, raramente esposto a un pubblico ristretto di persone amichevoli ed educate.

Un paio di mesi fa gli amici di Carta Resistente mi hanno chiesto di partecipare a un loro nuovo progetto sul tema della lettera aperta. Onoratissima ho accettato, ho sparato un titolo originale e personale e poi mi sono arenata, come al solito.

Il senso del dovere e la fede alla parola data hanno però avuto il sopravvento su pigrizia e spirito critico e così potete leggere qui la mia Lettera aperta all’orso del Katmai.

In origine la lettera era lunga quasi il doppio, poi mi sono accorta che erano richiesti dei limiti di lunghezza (abbondantemente superati) e così ho tagliato, tagliato, tagliato cercando di mantenere il senso del discorso. Spero vi piaccia, o almeno, fate le persone cortesi e non digitate critiche troppo feroci, che sono un’anima sensibile e poi mi vengono i lacrimoni… funziona come captatio benevolentiae?!

Katmai #3

Riprendiamo il racconto.

Ormai rassegnati a non vedere alcun orso ma sempre con la speranza di incontrarne uno, abbiamo continuato a camminare nel bosco, a seguire i sentieri e le passerelle, a scambiare due parole con i ranger che stazionavano sulle rive opposte del fiume vicino al campo base.

A un certo punto sentiamo una certa eccitazione nell’aria, svoltiamo l’angolo e troviamo una ventina di persone immobili lungo la sponda del fiume. Con il cuore in gola seguiamo i cannoni delle macchine fotografiche e, a quattrocento metri da noi, vediamo un meraviglioso orso che esplora indolente la spiaggia!

Siamo rimasti in osservazione per almeno quaranta minuti, scattando, filmando e abbracciandoci forte per l’emozione. L’orsa, così ci ha raccontato il ranger, era arrivata fino al fiume dalla spiaggia per controllare se i salmoni stavano arrivando. Non trovando nulla da mangiare, sotto i nostri occhi si è fatta una passeggiata, una nuotatina, ha brucato un po’ d’erba e giocato con gli anatroccoli, dopo di che si è allontanata da dove era venuta. A questo punto i due ranger si sono dati il segnale per riaprire il ponte che collega le due sponde e siamo corsi dietro all’orsa, mantenendo sempre la giusta distanza e con un ranger che monitorava la situazione.

E’ stata un’esperienza indimenticabile e anche se, alla fine, di orso ne abbiamo visto solo uno invece delle decine immaginate, siamo rimasti più che soddisfatti, innamorati di questo nobile plantigrade.