Senza rete

Per circostanze varie ed eventuali questa settimana, inaspettatamente, sono a casa dal lavoro. Nulla di programmato, nessun preavviso, cerco di organizzare velocemente tutte le attività che non riesco mai a svolgere normalmente.

All’inizio soltanto doveri. Mi deprimo. Depenno e penso.

Cosa amo fare? Leggere! Ma non ho la mente abbastanza sgombra. Scrivere sul blog! Non funziona la connessione di rete. Viaggiare, andare per mostre, respirare l’aria dei boschi di montagna. Non posso allontanarmi troppo da casa, ho due micie e un marito a cui voglio dedicare le mie cure.

Per fortuna ieri è uscito il sole, ho affrontato la mia indolenza e sono uscita. Macchina fotografica al collo, direzione il centro città. Ho fotografato, camminato tanto e fatto una piccola incursione in libreria.

Felicità.

Da poche ore la connessione di rete è tornata, le gatte pisolano indolenti, mio marito si dedica al bricolage. Ho letto molto e ho letto bene. Tra poco aperitivo e cena fuori o forse cederemo alle lusinghe della nostra casina accogliente. L’ansia è accantonata, sempre in agguato insieme alla sua sorella malinconia. Forse fanno parte di me. Rendono tutto più fragile ma immensamente più bello. Anche se si tratta solo di un tranquillo pomeriggio di quiete domestica.

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Bye Bye S2

ponyo

Vorrei rivolgere un affettuoso saluto al mio amato cellulare, rapito nella notte di giovedì e mai più ritrovato. A chi ha voluto prenderlo con sè non auguro nulla. Mi ha fatto soffrire, e non solo nel portafogli, ma si sa che di ladri e puttane il mondo è sempre stato pieno. Io profondamente ingenua a essermene dimenticata. E forse è proprio questo che mi fa più male, essere stata raggiunta nel mio piccolo mondo perfetto e ghermita mentre mi sentivo al sicuro, a cena con amici. Pazienza, papa nuovo, governo nuovo, troverò anche uno smartphone nuovo. Perchè ormai mi ci sono abituata e tornare indietro non è più possibile. Perchè la geek che celo in me soffre ogni volta che non può andare in rete a controllare quella parola, quella idea, quella musica che mi è appena venuta in mente. Perchè non posso fotografare gli aspetti della realtà che mi colpiscono e riuscire così a soffermarmici sopra.

Non so quale divinità mi ha fatto fare un back up delle foto un paio di settimane fa. Solitamente non mi viene mai in mente di farlo. Ringrazio e a buon pro. Se avessi fatto anche il salvataggio della rubrica sarebbe stato meglio. Imparate dai miei errori e dopo avermi letto correte a sincronizzare tutto.

La rabbia è passata, l’ansia pure, la malinconia resta.

Bye Bye S2, è stato bello viaggiare insieme a te.

Further on (up the road)

Sono ormai due giorni che gira in loop sulla mia autoradio e nella mia mente.

Una canzone malinconica, struggente, che si adatta perfettamente al mio stato d’animo di questi giorni. La voce di Cash sembra tagliare le tenebre con l’accetta. Ruvida e cupa. Un salmo laico di chi va incontro al suo destino. Senza paura. Nemmeno della morte.

Where the road is dark and the seed is sowed
Where the gun is cocked and the bullet’s cold
Where the miles are marked in the blood and gold
I’ll meet you further on up the road
 
Got on my dead man’s suit and my smilin’ skull ring
My lucky graveyard boots and song to sing
I got a song to sing, keep me out of the cold
And I’ll meet you further on up the road.
 
Further on up the road
Further on up the road
Where the way is dark and the night is cold
One sunny mornin’ we’ll rise I know
And I’ll meet you further on up the road.
 
Now I been out in the desert, just doin’ my time
Searchin’ through the dust, lookin’ for a sign
If there’s a light up ahead well brother I don’t know
But I got this fever burnin’ in my soul 
 
Further on up the road 
Further  on up the road 
Further on up the road 
Further  on up the road 
 
One sunny mornin’ we’ll rise I know
And I’ll meet you further on up the road…

Mrs Falangetta

Dido di sottofondo, penombra, stesa a letto, sola. Ricreo le condizioni miglori per cullare la malinconia di questa giornata. Ho finito di leggere “Emma”, ho giocato con il cellulare, ho zompettato per casa sulle mie stampelle fiammanti. E mentre gli altri affrontano l’afa che immagino dietro i vetri del velux, io cerco di farmi una ragione di questo riposo forzato, di questa inattività che non mi appartiene. Un passo alla volta, le mani già arrossate, un dolore che si palesa ogni tanto. E le cento cose che vorrei fare si perdono nel tempo che scorre. E tutto per un’infradito che si rompe, un gradino di troppo, l’asfalto che amplifica il colpo. Un gran male. Ma adesso ne è rimasto solo il timore e io vorrei tornare alla mia quotidianità, a tutte le attività che tengo in piedi come un giocoliere ormai annoiato. La fatica fisica prende anche la mente e non sono capace di concentrazione…

Ecco, il disco è finito e per mettere su il prossimo devo pianificare le mie mosse come un giocatore di scacchi.