Che fastidio! Settimana d’autore su Cartaresistente

Oggi sono ospite dagli amici di Cartaresistente per la settimana d’autore. Tema: il fastidio. Trovate qui il mio contributo: Il fastidio di Mrs Fog 

Consiglio di scorrere anche tra gli altri interventi (ne stanno pubblicando uno al giorno) perché ce ne sono di bellissimi, scritti da gente veramente brava.

Buona lettura!

Di femmine e femminismi. Pensieri sparsi.

Se c’è un tema che continua ad affascinarmi nelle sue infinite espressioni è sicuramente la donna e la sua percezione e rappresentazione. A volte credo che sia un atteggiamento piuttosto scontato, una sorta di ricerca di se stessi all’interno del proprio genere, ma non è tutto qui.

Da giovane sono stata una lettrice insaziabile e scriteriata: non mi interessavano l’autore, il titolo, il genere, bastava che fosse qualcosa di scritto. Spesso mi bastava l’atto della lettura e non mi rimaneva nulla delle pagine divorate velocemente.

Gli anni e la carenza cronica di tempo mi hanno portato ad essere più selettiva e d’un tratto mi sono accorta del filo rosso che lega le mie scelte. Non solo nelle letture ma anche nei film, nelle serie televisive, nei blog, nell’arte, nello sport, nella cronaca. A me interessano le donne: la loro voce, le loro storie. Le mie scrittrici preferite sono donne, e così le attrici, le sportive, le cantanti. Le ammiro di più, più degli uomini.

Leggendo questo articolo sulla donne nel mito suggerito da Alessandra (una blogger che stimo molto, che ve lo dico a fare) ho anche capito uno dei motivi: da sempre le donne partono da una condizione svantaggiata, imposta da una società prettamente maschile, e quando riescono ad emergere e farci sentire la loro voce hanno già compiuto un grosso sforzo, hanno acquisito una medaglia al valore.

In rete mi sono trovata a orbitare in siti e pagine femminili-isti, mi sono appassionata alle questioni di genere, al femminismo, alla maternità e ho ascoltato tante voci, tanti punti di vista diversi. Ho imparato che abbiamo bisogno più che mai del femminismo perché c’è ancora chi non ha idea di cosa sia e non si rende conto della prigione di vetro in cui siamo rinchiuse: vittime soprattutto di noi stesse, di meccanismi e ossimori talmente radicati nella società che non ne siamo nemmeno più consapevoli.

Femminismo per me è orgoglio di essere donna, è essere al fianco dell’uomo, né un passo avanti né uno indietro. E’ essere consapevoli che c’è un ritardo culturale nella nostra società e combatterlo. Con conoscenza e consapevolezza.

C’è ancora chi crede che non esista un problema legato alla condizione femminile, o sia comunque secondario rispetto al passato o non riguardi noi, la nostra cerchia. Invece vi dico che la questione femminile esiste, e continuerà ad esistere, fino a quando il mio essere donna sarà visto come un limite o come una condizione che pretende da parte mia certi comportamenti, pensieri, parole.

Vi invito a riflettere, a scovare e scardinare i maschilismi, soprattutto quelli più subdoli che si nascondono nelle parole, nei giudizi, nei piccoli gesti. Perché dipende da ciascuno di noi.

Allatta come dico io. Le crociate del XXI secolo.

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Oggi leggo sui giornali online dell’ennesima polemica sull’allattamento in pubblico.

E’ un tema a cui sono molto sensibile e che spesso per pudore non affronto apertamente: ci sono argomenti delicati che circondano non solo il mondo dell’infanzia ma tanti aspetti della nostra vita e ho l’impressione che si sia persa l’arte del dialogo a favore della polemica. Penso alle questioni vaccini, immigrati, alimentazione. Se non vi siete mai trovati a discutere su questi temi ritenetevi fortunati. Di solito si assiste allo schieramento delle due tifoserie, con lancio di insulti o tentativi sempre falliti di convertire l’altro.

Questo è un blog di nicchia, con pochi lettori affezionati e qualcuno di passaggio, ma sento la necessità di usare questo spazio privato per esporre il mio punto di vista.

Ci sono molti miti sull’allattamento, spesso contrastanti tra loro, e una mamma può sentirsi schiacciata tra diktat e consigli amorevoli, suggerimenti e imposizioni.

Il rapporto tra madre e figlio è estremamente personale e intimo. E’ una miscela di sentimenti, positivi e negativi, di fisicità, di mente. L’allattamento è diventato il simbolo della maternità, la sua chiave di volta. Dimmi come allatti e ti giudicherò come madre.

Perché il giudizio altrui ha così tanto peso nella vita di una mamma?

Me lo sono chiesto spesso. La gente normalmente si pone dei limiti quando s’impiccia della vita altrui. Si fa qualche scrupolo, parla alle spalle, si pone dei dubbi. Nella maternità degli altri non funziona così. Questi limiti cadono, anche quelli fisici. La maternità non è più un fatto privato ma della collettività. E la collettività vuole disporre e decidere, senza empatia, senza conoscenza.

Io ho allattato al seno, a richiesta, oltre l’anno e mezzo, anche in luoghi pubblici.

Lapidatemi.

E’ stata una mia scelta, necessaria a me e a mia figlia, prese sia singolarmente che come nucleo. Non penso di essere una mamma migliore di altre né peggiore. A me interessa solo essere la migliore per mia figlia, capire le sue esigenze e le mie.

Ho studiato molto, mi sono informata, ho discusso, sono stata ferita e trattata con durezza ma sono stata anche supportata e coccolata. Ho vissuto pienamente e consapevolmente l’allattamento e questo mi ha reso sicura delle mie scelte.

Ho imparato a rispettare le altre mamme. A volte è difficile, soprattutto quando sono convinta delle mie idee e queste cozzano con le loro. Mi esprimo con tatto e cerco il confronto, se c’è voglia di parlare. Perché a volte una mamma è stanca, sa che forse avete ragione, ma di discutere proprio non ha voglia. Il rapporto tra madre e figlio, l’allattamento stesso, sono processi in continua evoluzione e voi non sapete in quale punto andrete a inserirvi.

Allattamento al seno, con biberon, a orari, a richiesta, latte artificiale, latte tirato e congelato, chiusi in casa, in pubblico, per tre mesi, per tre anni. Le variabili sono infinite.

Lasciate in pace le mamme. Supportatele ma lasciatele libere di agire. Ignoratele ma non offendetele. Soprattutto noi donne, non mi stancherò mai di ripeterlo, dobbiamo supportarci, fare rete. C’è chi sogna un mondo di arcobaleni e unicorni, io sogno un mondo basato sull’empatia e la solidarietà. Chissà quale dei due ha più probabilità di avverarsi.

Una stanza tutta per sè – Consigli di scrittura di Virginia Woolf

Perché una donna possa scrivere liberamente non deve avere preoccupazioni economiche e deve poter disporre di uno spazio privato in cui liberare i suoi pensieri. Questa la conclusione a cui giunge la scrittrice inglese in questo brillante saggio, nato da un discorso da lei tenuto in un college femminile sul tema “La donna e il romanzo”.

Virgina Woolf è una figura importante della letteratura e di lei ho una conoscenza decisamente frammentaria, data da qualche lettura e da film e documentari. Mi è piaciuto molto l’Orlando ma non sono mai riuscita a finire Gita al faro. Ho amato il film The Hours ma non ho letto Mrs Dalloway. Provo quindi un certo imbarazzo nello scrivere le mie impressioni, sapendo quanto sono ignorante in materia, come se mi mettessi a scrivere qualcosa sulla Divina Commedia. Non mi sento preparata, professoressa, mi giustifico! Però… questo è uno spazio mio e libero, e mi piace appuntare quello che mi ha colpito e mi ha fatto riflettere, anche se può suonare ingenuo e frammentario.

Una stanza tutta per sè è del 1929 ma sembra scritto per le donne di oggi. Le riflessioni sulla condizione della donna si inseriscono, senza risultare antiquate, in un discorso che sta continuando ancora adesso. Ho letto da qualche parte che la Woolf era un’attivista nel campo dei diritti femminili e risulta molto chiaro leggendo quello che scrive. E’ un tipo di femminismo che io condivido appassionatamente perché non cerca la parità dei sessi in maniera pedissequa, ma la parità delle opportunità e quindi anche dei doveri oltre che dei diritti. Io mi sento molto femminile e molto femminista, in quanto sono orgogliosa di essere donna e non lo percepisco come un limite ma come una grande risorsa. Non sono contro gli uomini, non li considero inferiori, come qualcuno cerca di insinuare quando si tratta di questi argomenti. Ricercare la parità di condizioni tra i due sessi implica un reciproco arricchimento, sono le due facce della stessa medaglia e non devono avere pesi diversi, pur non essendo uguali, anzi devono mantenere le loro differenze. Nel suo saggio Virginia Woolf esorta le donne a scrivere cercando la propria voce, diversa da quella maschile. Afferma anche però che una scrittura immortale deve essere dimentica del suo sesso, dimentica di rancori e frustrazioni. Le donne non dovrebbero limitarsi al romanzo ma occuparsi di tutti i campi della conoscenza: filosofe, scienziate, saggiste e poetesse. In modo da creare un universo femminile da cui attingere un linguaggio da affinare e migliorare negli anni.

Ogni pagina che ho letto meritava di essere sottolineata e meditata, per la profondità e l’ironia con cui era scritta. Un fluire di idee e ragionamenti che sembra perdersi in mille rivoli ma non dimentica mai la sua direzione.

Ci sono immagini intimamente liriche e descrizioni terribilmente prosaiche.

Si parla di letteratura inglese e della donna nella storia.

C’è una dilatazione del tempo e dello spazio per poi passare a un’improvvisa contrazione.

C’è un tale bombardamento di idee e riflessioni che ho chiuso il libro spiazzata e un po’ sollevata.

Sono contenta di averlo letto perché sento che ha lasciato un fuoco acceso sotto la cenere e ogni tanto qualche scintilla esplode nella mia testa portandomi a nuove riflessioni e divagazioni.

Incredibilmente sono riuscita anche a trovare una mezzora tutta per me, mentre la casa dorme, per scrivere queste quattro righe.

Buon compleanno Virginia e grazie.