Cloud Atlas – il film

cloud atlas

 

Viene prima l’uovo o la gallina?

Meglio leggere prima il libro o vedere la trasposizione cinematografica?

La vexata quaestio torna ciclicamente, senza appassionarmi più di tanto: sono uno spirito molto semplice e se un libro o film mi è piaciuto sono curiosa di conoscere il corrispettivo su pellicola o carta, senza timori di influenze negative sulla fruizione dell’opera.

Nel caso di Cloud Atlas è venuto prima il libro e poi il film.

Giudizio: leggetelo e vedetelo tutti!

Se il libro mi è piaciuto, il film mi ha entusiasmato! Non è solo la pedissequa trasposizione del libro, ma una sua interpretazione, sia nei contenuti che nella forma. Aggiunge chiarezza al romanzo pur togliendo e in alcuni casi stravolgendo dei passaggi e alcuni personaggi.  Ma è giusto che sia così: avendo letto il romanzo ho apprezzato le scelte dei vari registi (i fratelli Wachowski e Tom Tykwer) e ho approvato i tagli e le innovazioni. Infatti l’operazione è svolta nel pieno rispetto dello spirito del romanzo e rende più fruibile un’opera che in certi tratti è molto didascalica e sarebbe risultata terribilmente noiosa su grande schermo.

Le diverse storie sono intrecciate in maniera brillante, senza mai perdere il ritmo della narrazione. Le differenti ambientazioni temporali aiutano anche visivamente a distinguere gli episodi, grazie a scenografie e costumi impeccabili. La drastica riduzione dei personaggi collaterali e delle loro sottostorie permette di non perdere il filo del racconto, oltre all’oggettiva difficoltà di ricordare centinaia di nomi nelle poche ore del film, contro il grande respiro temporale che abbiamo con la lettura.

La scelta del cast mi ha sorpeso, soprattutto perchè gli attori principali ricoprono ruoli diversi all’interno delle diverse storie, grazie a un trucco che ha del miracoloso!

Hugh Grant, Tom Hanks, Halle Barry, Susan Sarandon, per citarne alcuni, ricoprono ora ruoli cruciali, ora di comparsa, sono personaggi maschili o femminili, giovani o vecchi, buoni o cattivi. Una bella prova per gli artisti che immagino si siano divertiti tantissimo.

Se siete curiosi qui trovate lo specchietto riassuntivo con tutti i ruoli interpretati da ciascun attore, oppure potete aspettare i titoli di coda!

Difficile catalogare questo film: epico, fantascientifico, drammatico, avventuroso, romantico? Direi un bel minestrone, dove i sei ingredienti principali, le sei storie, sono ben dosate e amalgamate, in un crescendo di tensione e rimandi che ci fa ben comprendere come tutto è connesso, al di là del tempo e dello spazio.

Non mi resta che augurarvi buona visione.

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Cloud atlas – il libro

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Di solito Mr Fog ed io non leggiamo gli stessi libri. Da qualche mese però il mio adorato marito ha accettato uno dei miei consigli di lettura – sta finalmente leggendo Fred Vargas – e per ricambiare la fiducia ho deciso di leggere Cloud Atlas di David Mitchell. Qualche mese fa ne è uscito l’adattamento per il cinema diretto dai fratelli Wachowski – gli stessi di Matrix- film che abbiamo in dvd ma che devo ancora vedere.

Cloud Atlas è un libro dalla struttura particolare e ben congegnata. Come Mitchell fa scrivere a uno dei suoi protagonisti:

“… è un “sestetto per solisti che si sovrappongono”, per pianoforte, clarinetto, violoncello, flauto, oboe e violino, ognuno nella sua chiave, dimensione e colore. Nella prima sezione, ogni assolo è interrotto da quello che segue, nella seconda ogni interruzione viene ripresa, in ordine. Un pezzo rivoluzionario o un trucco banale? Non lo saprò finchè non è finito e per allora sarà troppo tardi, …”

Il romanzo stesso è composto da sei libri nel libro: all’inizio la struttura è spiazzante, poi genera una gran curiosità sia per la storia sia per come diavolo riuscirà l’autore a cavarsi d’impiccio. Potremmo paragonare Cloud Atlas a una matrioska dove però ogni bambola ha lineamenti, colori e vestiti completamente diversi dalla madre. Come se fosse un esercizio di stile, o di scuola di scrittura creativa, i diversi capitoli non solo sono ambientati in tempi storici e luoghi diversi, ma hanno addirittura uno stile e una forma completamente autonomi. Si passa dal diario di un notaio americano in viaggio nel Pacifico nella metà dell’Ottocento a una raccolta di lettere scritte da uno scapestrato musicista inglese di stanza in Belgio dopo la Grande Guerra, da un libro/sceneggiatura su una giornalista americana negli anni Settanta a un’autobiografia di un editore-tipografo (con più di qualche frecciata alla EAP – editoria a pagamento), dall’intervista a un clone in una Corea futuristica al racconto di un primitivo in un’era postapocalittica.

Il legame comune tra tutti i racconti lo dovete scoprire leggendo, posso però dirvi che sia dal punto di vista narrativo che strutturale emerge una forte unitarietà, a dispetto della babele di stili e voci che lascia un po’ basiti da un racconto all’altro. Alcune storie mi sono piaciute di più, altre meno, ma è una lettura che consiglio, anche per affrontare generi che magari siamo soliti evitare. Per qualcuno potrebbe essere la fantascienza o distopia, che a me invece piace molto, per altri potrebbe essere proprio il racconto iniziale che sembra tratto da una saga di Salgari. Non vi fate ingannare da pagine lette a caso, o dall’introduzione, come faccio io solitamente… lasciate che la magia del libro vi prenda e passerete le giornate a chiedervi come è tutto collegato e a cercare i punti di contatto tra le varie anime, le varie nuvole che Mitchell ha avuto l’ambizione di catalogare.

Cloud Atlas di David Mitchell, traduzione di Luca Scarlini e Lorenzo Borgotallo, edizioni Frassinelli, prima edizione 2004, edizione 2012 Sperling&Kupfer Editori per Edizioni Frassinelli con nuova prefazione dell’autore, brossura, pagg 597.