Anchorage e il Tony Knowles Coastal Trail

Ecco un nuovo post sul viaggio in Alaska!

Il giorno dopo la visita al parco del Denali abbiamo fatto dietrofront e siamo tornati verso Anchorage. Lungo il tragitto non abbiamo fatto soste notevoli, solo qualche view point per sgranchire le gambe e un hamburger gigante a Wasilla che si è rivelato più difficile da digerire del previsto.

Anchorage

Anchorage

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Verso il Parco del Denali #1

Riprendiamo con il secondo giorno di viaggio.

Dopo l’intensa esperienza nel Katmai (puntata 1, 2 e 3), giusto per mantenere un buon ritmo, ci siamo diretti verso il Denali National Park.

Da Anchorage all’ingresso del parco ci sono solo 260 km ma tra condizioni della strada (ce n’è una sola!) e soste siamo arrivati solo verso sera. Un’alternativa che avevamo preso in considerazione era raggiungere il Denali in treno, un’esperienza suggestiva in mezzo a paesaggi spettacolari, ma per esigenze di tempo (il tragitto dura otto ore) avevamo dovuta scartarla. Poco male alla fine, visto che avere la nostra auto noleggiata ci ha permesso di fare numerose tappe.

La prima sosta è stata Palmer, una graziosa cittadina con la sua vecchia stazioncina ferroviaria trasformata in museo, i binari dismessi appoggiati sull’erba, una vecchia locomotiva restaurata, i negozi con le facciate in legno e l’atmosfera tipica del paesino americano, con il centro storico fermo nel passato e la grigia periferia moderna che si estende rada e squallida.

la stazione di Palmer

Purtroppo le nuvole basse non permettevano di ammirare il circo delle montagne che fa da corona ai campi della zona, ma era possibile immaginarlo dalle punte innevate che sbucavano a tratti. Il tempo di scattare qualche foto e ci siamo diretti verso il farm loop, una strada che abbraccia campi e fattorie. Questa zona dell’Alaska, la Mat -Su Valley, assomiglia molto alle praterie del centro America, con le caratteristiche fattorie rosse, i cavalli e i campi. L’unica differenza sono le montagne che fanno da sfondo, nascondendo l’orizzonte.

The farm loop nel Mat -Su

Tra le attrazioni della zona ci sono la Musk Ox Farm e gli Iditarod Headquarters. Potendo visitarne solo una ci siamo posti il dilemma: cagnolini o buoi muschiati? Teneri cuccioli da abbracciare o mucche pelose? Alla fine ci siamo fatti forza, abbiamo rinunciato a una penosa gita su una slitta a ruote tirata dagli husky e ci siamo diretti verso l’unica fattoria al mondo che alleva il bue muschiato. Eccezionale! Eravamo gli unici visitatori e una ragazza ci ha fatto da guida tra i recinti raccontandoci tutto su questi strani animali e sul loro allevamento. Chiamandoli per nome (li sapeva tutti!) ci ha presentato i nuovi cuccioli, tutti con un nome di spezia, le loro mamme e infine i maschi, divisi per età e carattere. I musk ox sono animali artici, presenti in Alaska, Groenlandia, Norvegia e Russia, in piccole mandrie selvatiche. Sempre a rischio d’estinzione, si stanno riprendendo, grazie anche a progetti di studio e ripopolamento. Nella fattoria, oltre a studiare questo simpatico mammifero, si raccoglie la lanugine che produce in gran quantità e dissemina sui campi. Dalla sua filatura si ottiene il qiviut, una lana pregiatissima molto sottile e resistente che viene impiegata da artigiani locali per realizzare sciarpe, berretti, coperte. Il prezzo purtroppo é proibitivo e non mi sono lasciata tentare, anche se le sciarpe erano morbide e caldissime, di un delicato colore nocciola.

buoi muschiati nella fattoria di Palmer