Into the wild – a due passi da casa

Quando abbiamo scelto l’Alaska come destinazione per il nostro viaggio di nozze, tutti erano certi che fossimo stati ispirati dal famosissimo Into the wild. Niente di più falso. E’ un film che mi ha lasciato un profondo senso di irritazione, anzi sono rimasta arrabbiata con il protagonista per quasi tutta la proiezione e oltre. Scenari fantastici, esperienze indimenticabili e lui sempre inquieto e insoddisfatto, incapace di condividere tanta bellezza con gli altri, pronto a giudicare tutto e tutti, spietato verso se stesso. Mi sarei alzata dalla poltrona del cinema e gli avrei tirato due ceffoni. Eppure si riaffaccia nella mia vita, mi affascina mentre io cerco di respingerlo. Dovrò rivederlo mi sa, sperando di mettere da parte i pregiudizi. Intanto ho acquistato la colonna sonora e ascolto in loop Guaranteed.

La commozione profonda per la natura è un sentimento che ritorna e spesso mi assale all’improvviso. Può essere una foto, un viaggio, un racconto, il gatto che dorme qui a fianco sul cuscino della sedia. I ciclamini che sono tornati a fiorire dopo un anno, un cielo terso, una luna sottile con un pianeta brillante a farle compagnia. Mi fermo e sento vibrare qualcosa in me. E’ un fascino che aumenta con il passare degli anni, una ricerca continua di segni anche nella grigia routine. E mi scopro più spesso a guardare fuori dalla finestra, a desiderare di uscire e sentire l’aria gelida sul viso.

Sono fortunata. Perché vivo in una città vicina al mare, ai colli, alle Alpi. Perché Mr Fog ama la natura quanto me e ci stupiamo in due della sua bellezza. Ci lanciamo in timide esplorazioni che ci danno enormi soddisfazioni. Come domenica scorsa, quando abbiamo fatto una passeggiata nel Parco dei Colli Euganei. Tanto freddo, ma un cielo terso e i colori morbidi della campagna veneta, dominata dalle creste di questi antichi vulcani.

E non so quanta parte di bellezza sia merito suo e di quello che ci lega.

Francesco De Gregori – Sullla strada tour 2013

Sabato sera, nonostante fossi uno straccio, armata di pastiglie per il mal di gola e spray per la tosse, sono andata a sentire un concerto. Un concerto bellissimo.

Appena Francesco De Gregori ha iniziato a cantare si è creata un’atmosfera unica tra pubblico e artisti, come fossero un’unica entità. Non c’è stato bisogno di tante parole e presentazioni, di coup de theatre o effetti speciali. Per più di due ore ha parlato solo la musica e ha detto tutto. Canzoni nuove e vecchi gioielli; blues, folk e rock’n roll; inaspettate cover e un tributo, struggente nella sua semplicità.

Senza voce per il mal di gola e l’emozione, ho cantato a fior di labbra le tante canzoni che amo fin da quando ero ragazzina, a volte con i lacrimoni che mi bagnavano la giacca, coinvolta come una belieber o una directioner davanti ai suoi idoli.

De Gregori, insieme a Battisti e De Andrè, è sempre stato uno dei miei cantautori preferiti. Di lui amo particolarmente la capacità di creare storie e personaggi. I suoi testi sono favole, fanno immaginare situazioni ed emozioni e portano a riflettere, lasciando vagare il pensiero su parole che suggeriscono senza mai definire completamente.

Le canzoni che da sempre amo di più sono La donna cannone, Generale, Pezzi di vetro e Rimmel. Sono anni che le canto e quasi sempre mi si spezza la voce per l’emozione. Viva l’Italia, Due zingari, Compagni di viaggio e Buonanotte fiorellino mi commuovono e fanno riflettere ad ogni ascolto.

“…E due zingari stavano appoggiati alla notte
forse mano nella mano e si tenevano negli occhi…”

“…Viva l’Italia, presa a tradimento, 
l’Italia assassinata dai giornali e dal cemento, 
l’Italia con gli occhi asciutti nella notte scura, 
viva l’Italia, l’Italia che non ha paura…”
 
 

Non so se capita anche a voi che certe strofe vadano a toccare qualcosa nel profondo, spezzandolo e ricomponendolo, ogni volta come fosse la prima. Pensieri che associamo sempre alle stesse parole, ricordi che si ripresentano alle prime note.

“… Gli uccellini nel vento non si fanno mai male
hanno ali più grandi di me.
E dall’alba al tramonto sono soli nel sole.
Buonanotte questa notte è per te.”

Ho sempre amato molto la musica italiana, certa musica, proprio perchè al contrario delle canzoni straniere posso comprenderne i testi e le sfumature. Con gli anni ho imparato anche ad apprezzarne la parte strumentale, senza vederla più solo come un accompagnamento ma come elemento inscindibile dal testo, se non ancora più significativo.

L’altra sera abbiamo ascoltato della ottima musica: insieme a De Gregori c’erano degli splendidi musicisti. Ho apprezzato molto il pianista Alessandro Arianti, un ragazzo giovane e molto carino, e la violinista e corista Elena Cirillo, davvero eccezionale. Sarebbe un grande torto non riconoscere la bravura anche dei chitarristi Paolo Giovenchi e Lucio Bardi, dei veri virtuosi. All’appello mi mancano solo Stefano Parenti alla batteria e Guido Guglielminetti al basso… a me sono sembrati bravi pure loro ma anche in questo caso il mio giudizio è veramente da ignorante, portate pazienza!

La scaletta del concerto è stata lunghissima e non ho nemmeno pensato di prendere qualche appunto, mi sono lasciata completamente travolgere dalle emozioni. E’ stato bellissimo ascoltare le canzoni che già conoscevo ma mi hanno entusiasmato anche quelle nuove e non vedo l’ora di ascoltare tutto il cd. Mi ha colpito soprattutto il testo di Guarda che non sono io, forse perchè rispecchia l’immagine che mi sono fatta dell’artista: un uomo schivo e un po’ burbero, di poche parole ma di grande cuore e che tutto quello che deve dire lo affida alla sua musica. 

Grazie Francesco per la stupenda serata, grazie Mr Fog per averla resa ancora più indimenticabile condividendo insieme a me questo mare di emozioni.

Further on (up the road)

Sono ormai due giorni che gira in loop sulla mia autoradio e nella mia mente.

Una canzone malinconica, struggente, che si adatta perfettamente al mio stato d’animo di questi giorni. La voce di Cash sembra tagliare le tenebre con l’accetta. Ruvida e cupa. Un salmo laico di chi va incontro al suo destino. Senza paura. Nemmeno della morte.

Where the road is dark and the seed is sowed
Where the gun is cocked and the bullet’s cold
Where the miles are marked in the blood and gold
I’ll meet you further on up the road
 
Got on my dead man’s suit and my smilin’ skull ring
My lucky graveyard boots and song to sing
I got a song to sing, keep me out of the cold
And I’ll meet you further on up the road.
 
Further on up the road
Further on up the road
Where the way is dark and the night is cold
One sunny mornin’ we’ll rise I know
And I’ll meet you further on up the road.
 
Now I been out in the desert, just doin’ my time
Searchin’ through the dust, lookin’ for a sign
If there’s a light up ahead well brother I don’t know
But I got this fever burnin’ in my soul 
 
Further on up the road 
Further  on up the road 
Further on up the road 
Further  on up the road 
 
One sunny mornin’ we’ll rise I know
And I’ll meet you further on up the road…