Una valigia di libri. Ancora sul SalTo18

Una valigia di libri

Prima di partire per Torino mi sono appuntata gli eventi e le case editrici che mi interessavano sull’applicazione del Salone del libro: una strage di cuori (Instagram ha fatto scuola).

So che blogger più esperti di me si studiano la lista di libri da acquistare e pianificano con strategie militari la visita al Salone, atteggiamento che da ingegnere non posso che approvare. Però. Questo era il mio primo salone, la prima volta fuori casa da sola, senza famiglia da gestire, e ho fatto l’adolescente in gita. Ho curiosato, chiacchierato (tantissimo), assistito ad eventi, incontrato persone davvero interessanti senza riuscire a dire poi molto. Un approccio da fan al concerto della super band del cuore.

Anche con gli acquisti è andata così. Avevo un paio di punti fermi e poi l’unico limite è stata la capienza della valigia (sproporzionata, per fortuna).

Primo obiettivo assoluto: prendere un paio di libri per mia figlia. Che ha quasi quattro anni e ha già la tessera della biblioteca. Che ama la lettura a voce alta e dorme con il libretto del cuore. Che sceglie sempre libri che a me non interessano e snobba quelli che le propongo io. Che prima di partire mi ha chiesto un libro sui pirati, o sui vichinghi o sugli unicorni che fanno la cacca. Semplicissimo, no?

Dopo lungo meditare (non è vero) le ho preso un libro allo stand di Camelozampa e uno da Settenove. Due case editrici a cui sono molto affezionata e di cui apprezzo il lavoro (questa frase si applica a tutte le case editrici dove ho fatto – e non fatto – acquisti, ci si affeziona non solo agli autori, ma anche a loro!).

Un passero per capello di Monika Filipina, Camelozampa, è la storia di una bimba che una mattina si sveglia con la testa piena di uccellini arrabbiati. Il baccano è tale da non permetterle di fare più nulla e lei si intristisce finchè… Disegni molto belli e curati, storia che mi ha fatto riflettere. Cecilia l’ha voluto leggere subito tre volte. Promosso.

Cosa faremo da grandi? di Irene Biemmi e Lorenzo Terranera, Settenove. Questo libro lo desideravo da tantissimo: i due bimbi, Diego e Marta, immaginano cosa potranno fare da grandi. Vi anticipo che i mestieri proposti non sono certo le coppie ballerina/calciatore quanto piuttosto il segretario di una grande biblioteca/ la segretaria di un partito ecologista, il ballerino classico/la ballerina di hip hop. Un libro contro gli stereotipi di genere, utile ad aprire le prospettive di bimbi e soprattutto genitori. Anche questo letto già tre volte con grande interesse. Promosso.

Astoria

Il primo stand che ho deciso di visitare è stato quello dove erano ospitate Astoria e Voland. Della Voland ormai ho quasi l’opera omnia di Amelie Nothomb, che trovo facilmente anche a Padova. Vedere invece tutti quei libri di Astoria dal vivo mi ha emozionato talmente tanto che alla fine ne ho portati a casa tre, per non sbagliare.

Il tavolo del faraone di Georgette Heyer che mi è stato caldamente consigliato (chi mi segue sa che ho una passione anche per lei); Il club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey di Mary Ann Shaffer e Annie Barrows che avevo in programma di comprare da quando ne avevo letto una citazione sulla pagina FB della Lettrice Rampante; Una verità universalmente riconosciuta… Scrittrici per Jane Austen che è una raccolta di racconti dedicata a zia Jane, per la mia collezione di aspirante Janeite.

Il castello blu - Jo March

Un altro stand del cuore è stato quello della Jo March, ospitato dalla Regione Umbria. Purtroppo non ho trovato nessuno della casa editrice per confessare il mio amore per loro, ma dopo lunga meditazione (prossima volta trolley anche in fiera) ho scelto Il castello blu di Lucy Maud Montgomery, la stessa autrice di Anna dai capelli rossi, anche lui in lista di attesa da mesi. La Jo March mi ha fatto conoscere Elizabeth Gaskell (Nord e Sud, Mogli e figlie) e per questo hanno tutta la mia gratitudine.

Maestoso è l'abbandono - Sara Gamberini

Un libro invece che volevo proprio prendere a Torino e di cui mi sono accaparrata una copia allo stand è Maestoso è l’abbandono di Sara Gamberini, Hacca edizioni.

Le copertine della Hacca sono qualcosa di meraviglioso e potrebbero venderne facilmente i poster – io ci riempirei casa. Questo libro mi ha colpito per il titolo e la copertina, ho letto qualche impressione in giro e finalmente a Torino ho letto alcuni passaggi che mi hanno confermato la volontà di leggerlo. Preso anche questo!

Nello stand ho poi piantato le radici per ascoltare Giuseppe Lupo e Francesca Chiappa. Due personalità molto forti, determinate. Pochi minuti che avranno un’eco molto forte nei miei pensieri e nelle mie decisioni.

 

Dovremmo essere tutti femministi

Al bistrattato padiglione 4, che io ho visto comunque affollatissimo, sono stata colpita dallo stand di una libreria LGBT di Torino e mi sono fatta tentare da questo libriccino che era un po’ che cercavo: Dovremmo essere tutti femministi di Chimamanda Ngozi Adichie. Giusto per ribadire sempre quanto il femminismo sia fondamentale nella mia vita.

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Dulcis in fundo i miei ultimi acquisti allo stand della Neo. gentile casa base e punto di ritrovo durante i giorni del Salone (grazie grazie grazie).

XXI secolo di Paolo Zardi e La madre di Eva di Silvia Ferreri.

Il secondo l’ho scelto dopo aver sfogliato le prime pagine: mi hanno dato i brividi e mi hanno detto LEGGIMI.

Il primo invece è una vita che aspetto di prenderlo ma volevo legarlo a un’occasione significativa. Ho avuto il piacere di conoscere Paolo e mi chiedo da tempo come sarà leggerlo, e per farlo volevo iniziare proprio da questo romanzo. Tra l’altro è l’unico scrittore uomo di cui ho portato un libro a casa. Caro Paolo fossi in te ne sarei onorato!

Non so quando avrò tempo di dedicarmi a tutte queste letture ma mi conforta sapere di avere un’ottima compagnia per i prossimi mesi 🙂

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Torino ti cambia. La cultura ti cambia. Suggestioni dal Salone del libro 2018.

E così sono stata al mio primo Salone del libro.

Ho scelto di viverlo intensamente, di staccare da casa e dalla rete, di prendere tutto quello che ero in grado di assimilare e ora, tornata alla quotidianità, ho la sensazione di poter imprimere una nuova direzione alla mia vita. Mi porto a casa una valigia piena di libri, incontri importanti, parole nuove e la consapevolezza che qualcosa dentro di me ha bisogno di tutto questo, soprattutto la necessità di essere ispirata per poter crescere. Come persona. Come scrittrice.

Ho visitato stand, parlato con editori, incontrato amiche di blog, assistito a conferenze.

Ho rubato la notte alla città.

Mi è cresciuta un’urgenza di scrittura, di vita.

Basta con questo sabotaggio continuo, autoinflitto. La paura di non valere quanto gli altri, la sensazione di essere piccola, opaca… Mi sono sentita brillare, forse di luce riflessa, forse un soffio di vento ha spostato la polvere che avevo lasciato accumulare sui miei sogni. La paura resta, ma devo provare. Sarebbe quello che direi a mia figlia: osa, affronta i tuoi desideri, accetta le sconfitte ma non mollare.

Ho comprato la locandina di questa edizione. La voglio appendere al corridoio di casa, guardarla e ricordarmi ogni volta che la vedo Un giorno, tutto questo.

L’anno prossimo, a Torino, quando mi chiederanno “Tu cosa fai?” voglio poter dare una nuova risposta, con una nuova consapevolezza: io scrivo.

Salone internazionale del libro, Torino, 2018

manifesto2018_DEF_cmykDa quando ho memoria sono sempre stata affascinata dai libri. Alcuni dei ricordi più belli della mia infanzia sono legati alle librerie della mia città – Draghi e Feltrinelli all’epoca – e alle biblioteche personali di parenti e amici. Mi è sempre piaciuto curiosare tra gli scaffali, leggere titoli e autori, cercare di capire dalla copertina se potesse essere l’inizio di una nuova avventura. Non ero mai sazia di storie e leggevo sempre, sempre: mangiando, in bagno, in auto, sotto le coperte, nascosta in un angolo o su una comoda poltrona, in spiaggia o su un prato. Era la mia grandissima passione. Poi sono arrivati gli anni dell’università e poco alla volta le ore di lettura sono diminuite, strette da nuove necessità.

 

I grandi amori però non si esauriscono mai, pronti a rigermogliare alla prima pioggia primaverile. Sono e sempre sarò soprattutto una lettrice; poi tutto il resto. E alla me lettrice quest’anno ho deciso di fare un dono: dopo anni di desiderio andrò al Salone del libro di Torino. Come nelle migliori favole, una volta presa la decisione tutte le strade si sono spianate, i possibili intoppi risolti e ora non mi resta che attendere la prossima settimana, prendere il treno e andare a conoscere un mondo che ho sempre immaginato da lontano.

Un giorno, tutto questo. 

La ragazza del manifesto sono io, per tanti motivi. Non mi aspetto nulla da questo salone, sono intimidita dalle dimensioni e dalla folla, dal sentirmi piccola di fronte a un organismo complesso e mutevole, colto e aggiornato. Dalla mia ho solo un animo sensibile, pronto a vibrare insieme a quello di tanti altri appassionati, e uno sguardo rivolto al futuro.

Ci si vede a Torino.

Madame Bovary. Riflessioni sparse di una tizia che legge e che scrive.

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Leggere un classico, magari rileggerlo dopo vent’anni, e accorgersi di quanto si era perso in quella prima acerba lettura. Ogni volta. Perché se un libro è considerato un capolavoro, forse è perché non smette mai di parlarci e, a seconda del periodo che stiamo vivendo, cogliamo nuovi significati, nuovi spunti di riflessione.

Sono settimane di letture disordinate. Compro più libri di quelli che riesco a leggere, sto frequentando un corso sulla scrittura (dal quale è partito l’invito a rileggere Flaubert) e ho addirittura scritto un brevissimo racconto. Dopo anni.

Leggere e scrivere sono due aspetti basilari delle mie giornate, ma quando diventano un fatto privato portano con sé un tale grado di emozione che a volte me ne sento soverchiare. A volte l’intensità è tale da essere quasi sofferenza.

Madame Bovary l’ho letto in una quindicina di giorni. Lo scopo era concentrarsi sullo stile, capire e carpire la scrittura di Flaubert. In realtà dopo le prime venti pagine mi sono lasciata travolgere dalla storia, un po’ come Emma con le sue letture romantiche adolescenziali. Da ragazza l’ho trovata un personaggio odioso: sciocca, vanitosa, ingorda di ciò che non poteva avere. Ora invece comprendo di più il suo fascino, il suo tormento, il suo anelito continuo a una vita piena di sentimenti potenti, il disprezzo per la vita scialba di provincia.

Emma è sola. Sola con i suoi demoni. Non ha un’amica, un amante sincero a cui confidare i sentimenti che la agitano. E, lasciata sola, in balia di una mente e di un cuore facili ad infiammarsi, perde il contatto con la realtà, crea un suo mondo di sogno, fatto di fantasmi di amori e ricchezze.

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Emma è un personaggio tragico, complesso e immortale. Perché il disagio che lei prova è comune alle anime sensibili e non può lasciarle indifferenti. Quando Flaubert afferma, al processo contro l’amoralità della sua opera “Emma sono io!”, per me è sincero. Perché anche sue sono le sofferenze di un borghese che rifiuta la sua condizione. I contrasti dell’anima tra la vita che si vorrebbe vivere e l’impossibilità di farlo. Perché nell’uomo ci sono tensioni di assolutezza che possono essere risolte solo in brevi spazi di tempo, che si annacquano nel fango della vita quotidiana, con i suoi ritmi, le sue bassezze, le piccole e grandi meschinità.

Madame Bovary non è però solo passione, anzi. E’ un’analisi dettagliata della piccolezza borghese. L’autopsia di una società marcia. Con sguardo scientifico e non scevro di ironia, Flaubert ci espone la realtà dei fatti, documenta minuziosamente la vita dei suoi contemporanei. E nella bêtise di quegli uomini e donne ritrovo prepotentemente la stupidità della nostra società. Anche quella purtroppo immortale.

Al corso abbiamo discusso a lungo di contenuti e forma. Ed è un piacere pieno poter conversare a piacimento con persone profonde, che condividono la stessa passione. Approfondire, indagare, apprendere, in un colloquio alla pari dove ogni opinione ha pari dignità. Mi rendo conto che mi manca sempre più questo dialogo diretto, il confronto delle idee, e ne cerco succedanei in rete, nei gruppi di lettura, nei blog letterari, nella frequentazione – purtroppo solo virtuale – di altre persone appassionate di lettura e scrittura. Ho fame di bellezza e di intelligenza. Ma temo che non riuscirò mai a sentirmi sazia.