Il passato che non passa ma ci si ferma accanto.

passato-e-presente

Vivere il presente. Essere proiettati nel futuro.

Slogan che sento spesso ripetere ma che mi scivolano addosso.

Il passato è sempre accanto a me. A volte è una presenza confortante, altre una nostalgia, altre ancora il dolore di un’assenza.

I sentimenti non si superano, si sedimentano. Strato dopo strato costruisco nuove città, nuove vite, ma nulla è cancellato. Basta un niente e la memoria, quella che mi tradisce quotidianamente, che mi fa incespicare su parole dette mille volte o su numeri che si imbizzarriscono, quella memoria, quando vuole, ha una precisione maniacale.

La settimana scorsa ero dal fisioterapista e mentre scoprivo nuove forme di dolore fisico una canzone mi ha spezzato il cuore. Ne ho sentito il rumore, lo conosco ormai, e dagli occhi hanno iniziato a sgorgare lacrime. Mi sono ritrovata in autunno, lungo una via del centro, appena uscita dal cinema, il freddo, i cappotti, io aggrappata a mia madre e tutto il dolore trattenuto che voleva uscire a forza, strappato da un film che non sono più riuscita a vedere, da un brano che non posso più ascoltare senza sentirmi lacerata.

Come amerò sempre mio padre, così mi mancherà per sempre, anche se sono passati infiniti anni. E questo rimanere inchiodata in qualcosa che non si è mai compiuto, in un’assenza che è sempre stata presente, mi porta a vivere più negli anni che sono stati piuttosto che in quelli che sono. Il passato ha la certezza di non mutare, il presente è incerto. Forse è per quello che amo gli immutabili panorami, le antiche città, le eterne opere d’arte.

Ogni tanto, per fortuna, la nostalgia si fa meno forte, più dolce, e toglie il suo velo dallo sguardo sull’oggi.

Domani andrà meglio e un altro anniversario sarà passato.

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Blogger discontinua che torna a parlare di sé non sapendo fare di meglio

sassolini

Che buffo, ci siamo lasciati ancora a maggio su questo blog con un post sull’apatia letteraria e sui rimedi per combatterla e mi ritrovo con tantissimi libri letti e nulla di scritto! Per gli audaci che seguono la pagina del blog su Facebook c’è stato qualche segnale di fumo – ogni tanto – qualche riferimento a letture che mi hanno emozionato o colpito. Sono stata terribilmente fortunata, tra spunti, suggerimenti e intuizioni, e il mio panorama letterario si è arricchito di nuovi autori feticcio – Yasmina Reza ti adoro già – e piccoli capolavori come La vegetariana di Han Kang.

L’estate è stata strana, dedicata a riempire di sorrisi e stupore il viso della mia bimba; Settembre, l’inizio vero dell’anno per me, come per tanti altri ancora legati agli antichi ricordi scolastici, è una concrezione di impegni, stratificati in spaventevoli obblighi e necessità e qualche occasionale spunto di libertà.

Non nascondo che anche il blog mi è caduto un po’ nella trappola dei doveri, non più piacere, consapevole come sono di aver perso la mano e di non aver alcuna linea editoriale da seguire. Cosa resta? Un blog prima maniera, un po’ antiquato come sono io, in cui parlare a ruota libera, lasciando che idee e ricordi lascino un’impronta, seppure fragile.

Ed eccomi quindi di nuovo qui, a scrivere di getto, spogliandomi di ogni presunzione o velleità intellettuale.

Preparate la vostra tazza preferita e accomodatevi, il mio salotto è di nuovo aperto e la gatta Alaska sonnecchia nell’angolo.

Antidoto all’apatia letteraria.

apatia letteraria

C’è una malattia che affligge gli accaniti lettori e che si ripropone a intervalli irregolari gettandoli nello sconforto: l’apatia letteraria.

I libri continuano ad accumularsi sulle mensole già sovraccariche e l’unico esercizio che il malato si permette è quello di prenderne uno in mano, sfogliare le prime pagine avidamente e poi, deluso, rimetterlo tra gli altri derelitti, in attesa di un colpo di fulmine che non vuole scoccare.

Il tempo che solitamente si contrae durante la lettura si espande. Il poveretto cerca sollievo alla noia scorrendo inutili schermate sul cellulare, abbruttendosi in attesa del sollievo del sonno.

La letargia è un effetto che spesso si accompagna a questo tipo di malattia: il paziente – che prima era in grado di dormire poche ore per notte pur di finire quel paragrafo! quel capitolo! quel libro! – si arrende miseramente al sonno pur di porre fine al tormento.

Alcuni sostituiscono l’ossessione per la lettura con quella per i telefilm e ingurgitano intere serie alla ricerca di quelle altre vite che prima potevano vivere leggendo. Oh che timido palliativo! Chi ha provato l’ebrezza della lettura difficilmente rimarrà soddisfatto da questa specie di amore mercenario.

Perché la lettura è una droga potente che acuisce i nostri sensi, li amplifica, li distorce.

Un libro ti cambia. Instilla un pensiero, un’idea, un sogno, una follia. Non siamo più gli stessi una volta finita la lettura, soprattutto durante la lettura.

Eppure l’apatia del lettore è sempre in agguato. Basta abbassare la guardia, scegliere un libro sbagliato, magari un altro, annegare i pensieri in un solitario sul cellulare, credere di non avere tempo a sufficienza quando prima leggevi mangiando, lavandoti, nei dieci minuti prima di rimetterti al lavoro. E credi di non poter più leggere. Di essere finito.

E poi.

E poi, disilluso, riprendi in mano per l’ennesima volta un libro – perché alla sensazione di toccarlo non hai ancora rinunciato – sfogli le pagine senza cercare e trovi. Trovi la parola, la frase, il concetto con la stessa frequenza del tuo spirito. Entri in risonanza con il libro che hai trovato (ti ha trovato?) e ricominci a vivere. Sapendo che sarà più intenso delle altre volte ma anche che il rischio di ricadute sarà più alto. Perché più si legge più si diventa esigenti, sempre più consapevoli di quello che vogliamo e meno disposti a compromessi.

Qual è l’antidoto miracoloso dunque? Semplicemente conoscersi ed ascoltarsi.

Ho imparato che ho bisogno di pause per assimilare i libri più complessi, che dopo gli sconvolgimenti dell’animo ho bisogno delle rassicuranti altalene emotive dei sentimenti.

Ho capito che se per qualche settimana invece di leggere straccio gli amici a candy crush soda, poi verranno giorni in cui mangerò libri come facevo da ragazza. E la mattina mi sveglierò con occhi più gonfi ma decisamente più luminosi.

 

Che fastidio! Settimana d’autore su Cartaresistente

Oggi sono ospite dagli amici di Cartaresistente per la settimana d’autore. Tema: il fastidio. Trovate qui il mio contributo: Il fastidio di Mrs Fog 

Consiglio di scorrere anche tra gli altri interventi (ne stanno pubblicando uno al giorno) perché ce ne sono di bellissimi, scritti da gente veramente brava.

Buona lettura!