Fino all’inizio di Alessandro Busi

Voi dove eravate l’undici settembre 2001? È una domanda a cui quasi tutti sanno rispondere, collegando la propria storia personale all’evento che ha segnato uno spartiacque nella storia moderna, imprimendosi in modo indelebile nella memoria collettiva, e andando a influenzare pesantemente non solo lo scenario politico ma anche quello sociale e culturale. Solo a distanza di anni gli scrittori sono riusciti a trasformarlo in materia letteraria (penso a Don De Lillo con L’uomo che cade e Molto forte, incredibilmente vicino di Jonathan Safran Foer, tra gli esempi più famosi) e molti pensano che anche l’attuale pandemia seguirà lo stesso iter di digestione narrativa.

Foto scattata dal terrazzo della torre sud nell’agosto 2001
(archivio personale)

In Fino all’inizio, Alessandro Busi crea un presente alternativo che parte dalla vicenda delle Torri gemelle: gli attacchi terroristici non si sono più fermati, entrando a far parte della quotidianità delle persone, colpendo soprattutto l’Europa, mai così vecchia e stanca. Gli attentatori sono cellule tumorali di un sistema senza più futuro e l’unica speranza per Luca, il protagonista del romanzo, sembra essere l’America, gli Stati Uniti, che diventano di nuovo il polo attrattore di flussi migratori dal vecchio continente. Non ci sono più le traversate dell’oceano in navi affollate ma sono gli aeroporti a essere presi d’assalto, nuovi punti sensibili e militarizzati, in cui lo stato di emergenza continua sospende ogni regola ed è un attimo vedere distrutta la propria vita, fosse anche per un solo gesto sbagliato. È così che Luca si ritrova clandestino, chiuso in una scatola nella stiva di un aereo, in un viaggio con se stesso lungo nove ore e venticinque minuti.

La costruzione di questa distopia, un’inclinazione di pochi gradi dell’asse della realtà, permette ad Alessandro Busi di costruire un romanzo avvincente, che porta all’estremo tematiche e sentimenti che tutti abbiamo provato: la paura dell’altro, il senso di precarietà della vita, la mancanza di un orizzonte futuro, la costrizione, la violenza, l’amore.

Luca riempie di storie il buio in cui viene a trovarsi, si intrecciano così i ricordi della sua vita personale e di attentati che sono successi davvero (Bataclan, Atocha, New York) a altri attentati immaginari (Roma, Barcellona, Berlino), approfittando della familiarità dei primi per riportarci al clima di quei giorni e trovare risonanze anche in questo presente, sempre incerto.

Nel buio però Luca non è solo: oltre alle sue paure, alle sue ossessioni, al respiro che è un agglomerato di bolle subacquee e scandisce i momenti topici del racconto, avverte una presenza. Nemica o amica? Luca, che ha sempre avuto un grosso problema con i legami, si trova a decidere se compiere un atto di fiducia, a dover ripensare il suo concetto di relazione.

Ci sono più elementi interessanti in questo romanzo, oltre alla trama che già di per sé si rivela molto forte e ben strutturata. Una riflessione particolare la richiede la lingua dell’autore: Fino all’inizio rappresenta l’esordio nel romanzo di Alessandro Busi, che, negli anni, si è fatto conoscere nel mondo delle riviste letterarie con la pubblicazione di numerosi racconti. In quest’opera, Busi approda alla forma del romanzo ma non dimentica la lezione della forma breve: ritmo, incisività e un linguaggio fortemente caratterizzato. Insieme ad alcuni temi ricorrenti, come la distorsione della realtà, l’ironia, l’esplorazione del linguaggio della violenza, la presenza mai stereotipata di cani, ritorna anche nel romanzo il gusto per la ripetizione, per l’eccezione, per la narrazione di uno stesso fatto da più punti di vista che si alternano e si riprendono in modo circolare, il forzare il linguaggio rendendolo fortemente espressivo, anche con l’uso dell’inglese, di onomatopee, di frasi monche. Il tutto sempre senza eccedere, con un controllo ammirevole di trama e linguaggio.

La bomba è un immenso istante, che illumina e rabbuia, sceglie cosa mettere in primo piano e cosa nascondere. Ciò che la bomba non tocca scompare dall’attenzione; ciò che la bomba distrugge diventa protagonista assoluto della storia. La bomba focalizza e istruisce gli sguardi, riassume all’ennesima potenza: la bomba è un racconto fulmineo che mina le fondamenta.

La bomba è una scrittrice migliore di tutti i romanzieri dell’universo; è l’atto estremo di lima.

Boom. E la storia inizia. E la storia finisce.

O ancora:

La sua voce è giovane, ha un ventidue per cento di entusiasmo, quindici di speranza, quarantacinque di tensione. Il restante diciotto per cento è un mescolio di dolcezza, durezza, timore, affetto, distacco, egocentrismo, rabbia, rimorso, rassegnazione, dispetto, rimpianto, protezione, sensualità.

Chissà come si è formata questa sua parlata.

Il mio modo di parlare si è formato per sopravvivere il più invisibile possibile nel mondo.

I colpi di scena sono improvvisi, destabilizzanti, eppure plausibili. Ogni scena, anche la più feroce, anche la più tenera, viene affrontata e descritta, senza lasciarne l’onere all’immaginazione del lettore, che viene centrifugato all’interno della storia.

La lettura di Fino all’inizio non è rimasta confinata sulla pagina: mentre leggevo mi sono tornati alla memoria ricordi di un passato comune, immagini che non si possono dimenticare (l’uomo che cade, il bacio tra due manifestanti durante una sommossa, l’attentato al Bataclan), ricordi sonori (la sigla di Ok, il prezzo è giusto, la canzone Empire State of Mind di Jay-Z e Alicia Keys), luoghi che conosco (Padova e New York, tra gli altri), riflessioni che hanno tormentato anche me e che a volte rivivo in questa nuova crisi mondiale. Ma la speranza, che Luca ha cercato di uccidere in ogni modo, insieme a ogni legame per potersi dichiarare solo, può rinascere in maniera inaspettata, da un incontro o da una colpa, e su di lei possiamo creare un nuovo futuro.

Fino all’inizio di Alessandro Busi è uscito per pièdimosca edizioni nella collana Ossa nel dicembre del 2021.

Qualche curiosità: Alessandro Busi ha pubblicato un racconto sulla rivista settepagine, edita dalla stessa casa editrice pièdimosca, ma se volete leggere altro di suo, trovate i riferimenti nel suo blog come un cane sulla luna.

Sempre legato all’undici settembre, in occasione del ventennale e dell’uscita del romanzo, Alessandro Busi ha dato vita a un progetto collettivo che raccoglie i ricordi di quel giorno nel blog Dov’ero mentre cadevano, a cui è possibile partecipare, ognuno con la propria storia, in 767 caratteri.