Cometa di Gregorio Magini – un romanzo di non formazione

Se c’è una cosa che ho imparato negli ultimi anni è che la me lettrice era un po’ troppo viziata: per un lungo periodo ho continuato a muovermi tra epoche e voci familiari che mi facevano sentire a mio agio, mi intrattenevano ma troppo spesso non mi lasciavano nessuno spunto, nessuna riflessione.

In quest’ottica, gli ultimi libri che ho scelto sono molto diversi dalle mie abitudini di lettrice, tranne per un unico requisito imprescindibile: la qualità stilistica.

Uno dei piaceri della lettura è invece l’esplorazione di nuovi autori e nuovi linguaggi, il confronto con idee diverse, il tuffarsi in acque profonde per poi riemergere magari con un nuovo tesoro.

Cometa di Gregorio Magini mi aveva già colpito dalla bellissima copertina; letto l’incipit ho capito che era il libro che faceva per me: una scrittura elegante e un contenuto violento e ironico con una potente componente dissacrante.

L’autore è mio coetaneo (e avanti… della serie, quando ti decidi a scrivere seriamente anche tu?!) e il suo immaginario ricalca fin troppo fedelmente il mio, con citazioni e riferimenti storici che chiunque sia nato negli anni ottanta non potrà non cogliere. L’aspetto interessante però è come viene utilizzato questo immaginario comune, esasperato e deformato dal punto di vista del protagonista, Raffaele.

Il romanzo, se lo esaminiamo nella sua struttura, è diviso in cinque parti, composte da più capitoli. I personaggi principali sono Raffaele e Fabio, e l’autore ne segue le vicissitudini dalla prima infanzia all’ingresso nell’età adulta. Le parti dedicate a Raffaele sono narrate in prima persona, per lasciare spazio alla sua personalità istrionica che tende a riempire tutto lo spazio con la sua visione egoriferita del mondo. Le parti dedicate a Fabio sono invece narrate in terza persona, ed è sicuramente una scelta che si adatta di più a questo nerd schivo, poco comunicativo, che stringe una singolare amicizia con Raffaele.

Il primo capitolo è il buttafuori che fa selezione all’ingresso: brutto grosso e cattivo, provoca, prende le misure e a chi sopravvive alle immagini grottesche, scorrette, che sconfinano nella blasfemia, dà il benvenuto nei capitoli successivi, sicuramente meno disturbanti ma sempre non facili. Il trucco c’è comunque, e sta tutto nel titolo (una paraculaggine?), ma devo dire che l’ho trovato davvero brillante nella sua architettura, anche se il pugno allo stomaco è garantito, soprattutto per una come me che è sensibile al tema bambini. Quando capisci però la struttura letteraria che c’è dietro, diventa davvero godibile e quando nei capitoli successivi il registro si è leggermente addomesticato mi è un po’ mancata l’allegra cattiveria dell’inizio.

Raffaele conduce la sua vita secondo tre comandamenti: 1) Non lavorare. 2) Non aspettare. 3) Non invecchiare. Su questa base diventa difficile aspettarsi un’evoluzione del personaggio e difatti non c’è: per questo motivo non riesco a considerare Cometa un romanzo di formazione, anche se accompagna i due protagonisti negli anni in cui si dovrebbe maturare ed evolvere. Che sia colpa delle personalità fortemente disturbate dei personaggi, o di un più diffuso problema generazionale che viene amplificato e sezionato – la precarietà del lavoro e soprattutto dei sentimenti che ha investito tutta la mia generazione e quella successiva – questo sarebbe da chiedere all’autore. Il problema fondamentale è che questo romanzo ho finito di leggerlo in preda all’influenza, quindi tendo a dubitare di un mio giudizio particolarmente acuto… Di certo mi è rimasto impresso il nichilismo in cui è affogata la vita di questi ragazzi, soprattutto perché è distante anni luce dal mio carattere. Se loro negano ogni sistema di valori e si lasciano vivere cercando un edonismo istantaneo e senza fatica, il mio approccio è completamente diverso e più volte durante la lettura mi sono arrabbiata per la loro resa costante, perché anche se si tratta di finzione letteraria, spesso tesa all’eccesso, c’è un disagio in cui ho visto molte persone reali affogare e il mio modo di aiutare sarebbe distribuire sonori schiaffoni (simbolici si intende) e caldi abbracci. Questa lettura, oltre ad avermi mostrato come si può osare con la scrittura mantenendo un alto livello letterario, mi ha mostrato una parte di me che non sempre focalizzo e che mi porta a non arrendermi mai, a costo di consumarmi. Perché alla fine in ogni romanzo cerchiamo qualcosa di noi e leggere autori contemporanei è più scomodo ma ci dà un punto di vista ulteriore sulla realtà che stiamo vivendo, anche quando vorremmo solo distogliere lo sguardo.

Cometa di Gregorio Magini. Neo edizioni. 2018

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