Le assaggiatrici di Rosella Postorino

Nella libreria di casa ho destinato uno scaffale ai libri ancora da leggere: è un memento a valutare nuovi acquisti compulsivi, è il conforto di un piccolo tesoro messo da parte, è il confronto tra quanto tempo vorrei dedicare alla lettura e quanto invece le sottraggo e scivola via in rivoli sottili, spesso necessari, a volte solo pigri.

Dopo mesi di stazionamento e corteggiamento, è arrivato l’incontro con Le assaggiatrici di Rosella Postorino. Questo spostare in avanti il nostro primo appuntamento è voluto: nasce dalla consapevolezza di essere stata sedotta da una scrittrice (un’altra!) e dal timore che dalle pagine non nasca quella corrispondenza tanto cercata. Perché leggere un nuovo autore è disporsi all’innamoramento, lasciarsi invadere da un’altra voce e vedere se si accorda alla nostra, se ne è una semplice eco o se la arricchisce per armonia o contrasto.

Rosella Postorino è entrata nel mio campo di interesse qualche anno fa, citata da Matteo Bussola, cercata sui social, ascoltata dal vivo al Salone del libro di Torino 2018 in dialogo con Michela Murgia. Ascoltare queste due donne parlare di editoria, letteratura e femminismo mi ha colpito profondamente: ho provato un’ammirazione potente, un sentimento di sorellanza, orgoglio per due persone che nonostante l’handicap di essere donna (perché in molti ambienti, che non siano espressioni di cura, è percepito come tale) dicevano con forza quello che sanno, quello che vogliono, quello che pensano e credono. Non hanno chiesto scusa, non hanno parlato sottovoce, non si sono preoccupate di piacere agli altri se non nella misura in cui piacciono a se stesse. Due scrittrici, due intellettuali, che rivendicano con forza il loro posto. Un esempio.

Su queste premesse avevo il terrore che l’ultimo romanzo di Postorino non mi piacesse o, ancora peggio, mi lasciasse indifferente. Il tema è forte ma il linguaggio mi avrebbe colpito allo stesso modo?

Arrivata al termine della lettura posso dire che sì, Le assaggiatrici è bello come dicono, è potente come speravo. Già dalle prime righe sediamo a tavola con loro, dieci donne, è Rosa che ci racconta la loro storia, la sua storia. Sono donne tedesche al servizio di Hitler, il loro dovere, a cui non è consentito sottrarsi, è assaggiare il cibo destinato al Fuhrer, ossessionato dall’idea di essere avvelenato. La fame e la paura sono sedute insieme a loro, controllate a vista dalle SS, durante i pasti, durante la digestione. Non ci può essere amicizia in un luogo del genere, ma i legami si intrecciano comunque tra i protagonisti di questo romanzo, tra presenti e assenti, tra vivi e morti. Una tensione costante attraversa tutto il romanzo, modulata senza sforzo apparente, per poi esplodere nella parte finale. Il personaggio di Rosa Sauer è ambiguo, sofferto, colmo di disperazione eppure incapace di sopprimere la speranza, la necessità di continuare a vivere, nonostante tutto.

Il caso ha voluto che negli ultimi mesi abbia letto altri libri ambientati all’epoca della seconda guerra mondiale, tutti molto diversi tra loro eppure con una profonda necessità in comune: non dimenticare. E per non dimenticare bisogna scavare oltre la descrizione dei fatti, scendere nell’animo umano, portare alla luce quanto è stato devastante il secondo conflitto per chi l’ha vissuto, da una parte e dall’altra.

Ci sono alcune tematiche a cui sono particolarmente sensibile, è una è sicuramente l’abisso dell’animo umano, la sua capacità di adattarsi alle condizioni più proibitive, l’umanità che non è innata ma è una scelta, spesso impossibile. Rosa Sauer è tedesca, lavora per i nazisti, spesso fa scelte contrarie alla morale comune, eppure Rosella Postorino riesce a renderla così reale in tutte le sue contraddizioni che diventa impossibile giudicarla, anche quando è difficile capirla.

Questa storia straordinaria, basata su fatti storici documentati, è anche l’occasione per riflettere su più temi: la lealtà e il tradimento, la maternità, il rapporto tra deboli e forti, il dolore, la paura. Il tutto espresso con uno stile avvolgente, carico, una voce arrochita dal fumo, evocativa e profondamente legata ai sensi, al corpo. Una scrittura che non si stanca di scavare e arrivare alle viscere ancora calde, così profondamente umane.

Le assaggiatrici di Rosella Postorino. Feltrinelli. 2018.

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