Tutto male finché dura di Paolo Zardi

tutto male finché dura Paolo Zardi

In questi giorni di letture e scritture sparse, mi sono imbattuta in un romanzo atipico – rispetto ai miei soliti gusti narrativi – che mi è piaciuto davvero tanto. Come avevo già scritto da qualche parte, era tempo ormai che leggessi qualcosa di Paolo Zardi, per il quale nutro una grandissima stima. Conoscevo già i suoi racconti, pubblicati su Grafemi (il suo blog) e riviste letterarie, ma non avevo ancora affrontato la lettura di un suo romanzo. Per pigrizia, e soprattutto per timore che potesse non piacermi. Al Salone del libro ho acquistato allo stand della casa editrice Neo XXI secolo, uno dei suoi libri più famosi. Ma non volevo iniziare da quello. Ho scelto l’ultimo: Tutto male finché dura, edito da Feltrinelli, uscito qualche mese fa.

Si tratta di un romanzo grottesco, allo stesso tempo spiritoso e malinconico; ricco di temi, spunti e riflessioni sui temi sociali più disparati. Si passa dal sorriso all’amarezza alla tenerezza, in una girandola impazzita di eventi e situazioni. Il protagonista, di cui non sappiamo il vero nome, è un antieroe amorale, un bugiardo patologico, teso alla soddisfazione istantanea dei propri bisogni, incurante del prossimo e che riesce a passare da un guaio all’altro senza tregua. Zardi è riuscito nel miracolo di rendere quest’uomo addirittura simpatico, di farcelo guardare con un occhio stupito e benevolo, fino a lasciarci sedurre dal suo egoismo così infantile e per certi versi puro, primitivo. E’ un cattivo, il nostro eroe senza nome, ma più per necessità che per vocazione. Ci si chiede se il prodotto uomo finale sarebbe stato migliore in un habitat diverso dalla città moderna, da una società che sembra offrire ogni genere di comfort e piacere ma in realtà stritola i più deboli, i più poveri, abbagliandoli da lontano senza mai accoglierli nel suo ventre.

Nell’esergo del libro (l’esergo è la citazione posta all’inizio di un libro, scelta dall’autore come chiave di lettura della sua opera) troviamo una citazione di Dickens, poi ripresa all’interno della narrazione, che ci parla del ruolo della città nella nostra vita:

Che relazione può esserci fra le molte persone nelle storie innumerevoli di questo mondo, che da opposti lati di grandi abissi si sono tuttavia incontrate?

Zardi esplora il concetto di città e cerca di attualizzarlo: se nella scrittura di Dickens i personaggi si incontrano e si riconoscono grazie alla città, già in Flaubert entra la casualità; non c’è più un disegno, una logica, ma tutto è dominato dalla realtà, quindi dal caso. In questa città del nord Italia dove si svolgono le vicende del romanzo, esiste una visione rigidamente separata tra chi possiede il capitale e chi vive una vita di sussistenza; la cesura tra i due mondi è fisica, tangibile: la vediamo nella distribuzione della popolazione, sempre più povera e misera mentre ci spostiamo verso la periferia; addirittura tagliata fuori dai mezzi pubblici che operano una ulteriore scrematura sociale in base alla loro logistica. Ma sopra la città esiste un’altra rete, molto più pervasiva, fatta dai social e soprattutto dall’applicazione per cellulari Destiny che promette a chi si iscrive di trovare l’anima gemella attraverso successive approssimazioni. E’ molto interessante quando un libro affronta e descrive la realtà attuale, seppure mediata dal punto di vista dell’autore. Succede così che la distinzione tra la realtà del romanzo e la nostra si fa sempre più sottile, ponendo l’accento soprattutto sulle incongruenze e le contraddizioni a cui ormai siamo talmente abituati da non accorgercene.

Si tratta di un romanzo triste? Assolutamente no. Non solo ci sono numerose parentesi comiche, battute fulminanti, ampio uso dell’ironia che a volte lascia insieme al sorriso quel familiare retrogusto di amarezza… c’è anche speranza. E questa speranza, una volta ancora, nasce dai più giovani, dalle figlie del protagonista, consapevoli della realtà in cui vivono e capaci di piegarla al servizio dei loro sogni. Due personaggi molto belli, Elisa e Lucia, capaci di modificare la traiettoria delle persone che amano con la sola forza di essere fedeli a se stesse. Un altro personaggio fondamentale del romanzo, l’antagonista del nostro antieroe, è la (ex) moglie, Marta. Una donna che non si piega, combatte ostinatamente e con enorme dignità per sé e le figlie, ma sa anche scegliere il proprio bene quando è necessario.

Nota a margine: nei libri che ho letto finora, i personaggi di nome Marta o Martha sono sempre sguattere dedite alla pulizia della casa, a partire dalla cameriera della temibile nonna delle sorelle March (Piccole donne). Da lì in poi non sono mai riuscita a trovare un personaggio positivo e importante con quel nome. Quando ho scoperto che anche qui la moglie abbandonata dal protagonista, di mezza età, grassoccia, lavoratrice indefessa e perfetta economa si chiamava Marta, ho avuto un moto di sconforto. Ma d’altronde la spiegazione mi è arrivata poco più avanti:

Era buffo che la realtà suonasse come un rimprovero. Marta era piena di bontà, e di senso del dovere. Peggio per lei, pensò. Avrebbe dovuto leggere Orazio, da ragazza, invece di correre dietro a Jane Austen e alle sue famiglie modello.

Per noi Marte c’è solo un futuro di libri, cura della casa e culto del dovere; rassegniamoci: la leggerezza sta in altri nomi. Noi però ci teniamo stretta zia Jane.

Tutto male finché dura di Paolo Zardi. Feltrinelli. Maggio 2018.

 

 

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