I gatti non hanno nome – suggestioni pop caraibiche

i gatti non hanno nome copertina

Per leggere I gatti non hanno nome di Rita Indiana (NN editore) ho preso in mano più volte il cellulare. La curiosità patologica è un difetto di difficile gestione e così, invece di leggere il libro tutto di un fiato, mi sono trovata a ripassare nozioni di geografia, guardare video musicali, scrivere brevi racconti in prima persona e farmi domande sulla Vita e l’Universo.

Il libro è uscito in febbraio e già trovate numerose recensioni in giro per la rete. Non le ho ancora lette e quindi non sono state loro a condurmi qui quanto un club del libro a cui non riesco a partecipare (booklab della libreria Limerick) e una copertina che mi affascina e inquieta ancora adesso.

Il primo approccio è stato una scarica di stimoli. La narrazione è in prima persona, quella di una ragazzetta adolescente che in maniera non lineare, attraverso piccoli episodi, riflessioni, ricordi e suggestioni musicali, ci racconta la sua estate nella clinica veterinaria dello zio Fin, la sua amicizia con l’haitiano Radames e la presa di coscienza della sua sessualità mentre il mondo attorno a lei prende sapore e sostanza.

Questa realtà caraibica è così luminosa da sembrare nera. Miseria e ricchezza si accompagnano, dominicani e haitiani dividono la stessa isola ma un destino diverso. I confini tra reale e magico, tra pazzia e sanità sono cancellati e riscritti nella polvere, e le parole di Rita Indiana sono sonore, in un linguaggio fresco e immaginifico che costruisce strati di suggestioni.

L’effetto è straniante: familiare eppure lontano, semplice ed estremamente complesso. Personaggi e situazioni che sembrano isolati, sbocciati dal caos e destinati a perdersi, acquistano peso e alla fine del libro ci troviamo di fronte a un’opera compiuta e conclusa.

La mamma di Zia Celia è morta qualche anno fa ed era una donna molto simile a sua figlia, con un cuore enorme ma di pietra, sul quale i nomi della gente cui si affezionava restavano incisi per sempre, ma tutti gli altri, me compresa, rimbalzavamo sul freddo granito con un rumorino di biglie rotte.

Da quando ho cominciato a lavorare qui ho visto di tutto. Boxer zoppi chiamati Windsor, husky siberiani con dermatiti acute, pappagalli il cui becco era stato divorato da una specie di fungo conosciuto solo in Tasmania, gatti d’angora che, dopo aver visto Il settimo sigillo di Bergman, hanno la mania di svegliare regolarmente i loro padroni alle tre e trentatré del mattino, terrier anoressici, collie in miniatura addestrati a marciare al ritmo della Patetica di Beethoven, chihuahua che si credono minotauri, rottweiler con complessi di colpa e scimmiette entrate di contrabbando grazie a un danese che portava le valigie a Janis Joplin. A volte i padroni dei pazienti stanno peggio dei loro animali e bisogna dargli un bicchier d’acqua a cantare una canzoncina. Zio Fin ne fischia una mentre visita i suoi pazienti e io credo sia più per calmare i padroni che le bestie.

Note sparse:

  • L’autrice, Rita Indiana, è un’artista eclettica: oltre ad essere scrittrice (Ruminantes, Ciencia succión, Papi e il nostro Nombres y animales) è anche leader di una band di merengue alternativo (Rita Indiana y los Misterios) che innesta sul tradizionale merengue dominicano sonorità elettroniche e rock. Qui un esempio dove vedete la nostra Rita in azione. Di sicuro un personaggio interessante e vulcanico.

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    Rita Indiana

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Joe Cruz

  • La copertina del libro è un’elaborazione di un’opera di Joe Cruz. Date un occhio ai suoi lavori, io li trovo molto interessanti, forti eppure semplici, molto evocativi. Una scelta in linea con lo stile di Rita Indiana.

 

  • Santo Domingo è la capitale della Repubblica Dominicana, uno stato che occupa due terzi dell’isola di Hispaniola Grandi Antille, mentre nelll’altro terzo c’è Haiti, uno dei paesi più poveri delle Americhe.
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6 thoughts on “I gatti non hanno nome – suggestioni pop caraibiche

    • A casa ho una montagna di libri ancora da leggere. Prima di scegliere il successivo guardo lì se c’è qualcosa che mi invoglia. Oppure prendo ispirazione dai blog letterari, dagli amici, da articoli di giornale (ho una lista sui preferiti del browser che si chiama libri da leggere). Spesso ho voglia di leggere un particolare autore che mi è piaciuto oppure c’è un argomento che mi interessa. Per fortuna esistono gli ebook per i desideri improvvisi, senza aspettare di riuscire a passare in libreria. Purtroppo capita che apra tre quattro libri prima di trovare quello giusto per quel momento. Tu cosa hai voglia di leggere?

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      • Prima che nascesse Cecilia leggevo moltissimo,ora alla sera crollo..
        Mi piacciono molto i romanzi storici tipo Ivanohe, ma sono aperta a tutti i generi tranne i Thriller o gialli.
        Con l’e-book mi sono riempita di libri e ne sto leggendo più d’uno contemporaneamente.
        Ultimamente ho letto un libro che mi ha inquietato perchè sto notando che il mondo sta prendendo quella piega..’Il vento dell’estate’ di Carlo Salvani.
        ‘Wurstelandia’ di Maurizio Massa merita.
        Ho iniziato Guerra e Pace ma .. è fermo sul cassetto da 1 anno… leggo due pagine poi mi fermo…
        Comunque ho preso l’e-book I gatti non hanno nome e visto che potevo prendere un’altro libro gratis da una lista ho preso anche Andarsene di Rodrigo Hasbun..ti farò sapere..
        Intanto grazie della dritta 😉
        Quando ero universitaria entravo alla Feltrinelli e sceglievo i libri in ordine alfabetico.. cioè mi piazzavo davanti alla libreria sulla lettera prescelta..chiudevo gli occhi e prendevo..la gente secondo me mi prendeva per pazza ma ho fatto delle belle scoperte.
        ciao ciao

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        • Fantastica la scelta a occhi chiusi! Io vagavo per le corsie di Feltrinelli e spesso mi lasciavo innamorare dalla copertina e se anche la lettura di qualche pagina confermava l’impressione positiva mi buttavo sull’acquisto. Ho preso qualche cantonata ma ho anche trovato delle belle letture. Non ti piacciono i gialli?! Perché?! Io li adoro ❤

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