“Uno chalet tutto per me” Elizabeth von Arnim

gatto, menta, maggiorana e Elizabeth von Arnim

Era necessario un pomeriggio di quiete, silenzioso e ovattato come può esserlo un pigro sabato pomeriggio, per riuscire a finire il romanzo di von Arnim.

Ho acquistato questo volume in una libreria a Cortina, durante una breve fuga dalla città. La libreria è sulla via principale, i libri si arrampicano lungo le pareti fino all’alto soffitto, un gattone silenzioso fa da padrone di casa, passando da una pila all’altra e salutando i clienti abituali. Mi ero rifugiata lì dentro in cerca di un po’ di tepore, nell’atmosfera familiare che sanno creare i libri e non cercavo nulla in particolare, anzi mi ero ripromessa di non acquistare nulla, per una volta. Ma una volta di più un titolo, una copertina, qualche riga letta sfogliando le pagine, mi hanno convinto a fare l’acquisto. Rimasto da parte finora insieme ai suoi fratelli, una nutrita schiera di orfanelli che richiama la mia attenzione dallo scaffale in cui li ho stipati.

Elizabeth von Arnim è vissuta a cavallo tra Ottocento e Novecento, nata in Australia, cresciuta in Inghilterra, vissuta spostandosi per l’Europa e arrivando fin negli Stati Uniti. Deve essere stata una donna molto acuta, dall’intelligenza irriverente e dalla curiosità sempre accesa. Un’altra scrittrice da aggiungere al mio palmares, un’altra donna che mi incuriosisce.

Il libro è scritto in forma di diario e racconta di un’estate passata in uno chalet in Svizzera subito dopo la Grande Guerra. E’ un racconto di emozioni, riflessioni, analisi dell’animo umano. E’ un canto d’amore alle montagne, al potere balsamico della Natura che nella sua bellezza eterna cura le nostre sofferenze. Non ha nulla di sdolcinato, di patetico o cerebrale. Le pagine si susseguono pervase da uno stato di grazia, profonde e asciutte.

I giorni passano, simili a se stessi, eppure non uguali: un piccolo avvenimento, un pensiero, una visita danno una nuova sfumatura al racconto. Non sappiamo quali pene e quali fantasmi agitino l’animo della protagonista, possiamo solo assistere al suo travaglio personale, alla sua determinata ricerca della pace, il suo lento e costante ritornare a se stessa superando i traumi della guerra. Ma non è tutto qui: fin dalle prime pagine mi ha stupito lo sguardo ironico e disincantato della narratrice, il suo staccarsi dalla contingenza per esaminare la realtà con spirito critico e a volte sarcastico. Un umorismo sottile, dal sapore tipicamente inglese.

“Oh, se solo Mrs Barnes fosse meno buona o più intelligente! Ma la combinazione bontà e poca intelligenza è inespugnabile. Non riesci ad aprirti un varco. Nulla riesce a penetrarla. Ti tocca rinunciare. Ne esci schiacciato. Diventi uno schiavo. E il tuo caso diventa senza speranza se il buono e poco intelligente in questione è allo stesso tempo vittima di un  immeritato destino crudele, che sopporta con nobiltà d’animo.”

“Una volta, in America, quando un’ondata di caldo mi costrinse ad abbandonare la biancheria da anima immacolata a ad acquistare  e indossare chiffon rosa, lo chiffon rosa trapelò all’istante attraverso tutti i miei abiti facendo capolino nel mio atteggiamento, che divenne curiosamente raffinato. Chiunque è in grado di indovinare il tipo di biancheria indossata da una donna semplicemente guardando come si comporta. Sono stata testimone di un caso in cui la consapevolezza di indossare calze di seta ha trasformato completamente una persona abituata a calze di lana, portando dispotismo laddove prima c’era soltanto sottomissione.”

“Uno chalet tutto per me”, di Elizabeth von Arnim, traduzione di Simona Garavelli, titolo originale In the Mountains, edizioni Bollati Boringhieri, prima edizione ottobre 2012, versione cartacea €16,50, pagg 206.

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