Testimone inconsapevole – Gianrico Carofiglio

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Dopo aver letto Il silenzio dell’onda e alcuni suoi racconti, ero curiosa di leggere la prima opera di Carofiglio: Testimone inconsapevole (2002). Ho approfittato di un’offerta online e l’ho ordinato insieme a molti altri titoli a cui se ne sono già aggiunti degli altri…

Devo premettere che io adoro il genere giallo: da piccola ho iniziato con Agatha Christie e i suoi vari Miss Marple e Monsieur Poirot, ho proseguito con il mio amato Sherlock Holmes e ora sono una devota fan di Fred Vargas, soprattutto del commissario Adamsberg. Ho letto la trilogia Millennium, qualche giallo svedese, Faletti, Lucarelli, Camilleri e non so quanti altri.

Questa passione per delitti e indagini si estende al di fuori della narrativa e la poca televisione che guardo si limita ai vari telefilm polizieschi o similari. Posso rimanere ore imbambolata davanti allo schermo passando da una puntata di CSI Miami a una di CSI Las Vegas arrivando a Person of interest, dimenticandomi di cenare o di togliermi le scarpe! Per rendervi partecipi della gravità della situazione, fin da piccola ero appassionata della Signora in Giallo, di cui non perdevo una puntata, e ora mi secca se non posso vedere “Don Matteo in montagna” aka A un passo dal cielo. Tutto ciò è imbarazzante!

Se dovessi dire cosa mi affascina di questo genere direi senz’altro la descrizione dei caratteri delle persone. Ogni romanzo giallo che si rispetti smonta il complesso meccanismo delle emozioni e dei pensieri umani, riconducendo l’ordine dove prima era il caos. Che sia il mio animo ingegneristico che riemerge? Fatto sta che nulla come un’indagine ben condotta può rivelarci tanto dell’animo umano e dei rapporti interpersonali. L’omicidio è solo lo spunto per descrivere una comunità, come ben sapeva la terribile Agatha Christie, e al di là delle coordinate spazio-temporali il comportamento umano presenta delle costanti invariabili.

Ma torniamo al nostro caro Gianrico che ha scritto più un legal drama che un giallo, mancando le indagini e svolgendosi per lo più nelle aule di tribunale. In Testimone inconsapevole fa la sua comparsa l’avvocato Guerrieri, un uomo brillante, bello, colto e pure simpatico, che di mestiere fa l’avvocato difensore nella città di Bari. Quest’uomo così affascinante, che tornerà spesso nelle opere di Carofiglio, ha tuttavia una personalità irrisolta, un’insicurezza di fondo che ce lo rende più umano e vicino. Caduto in depressione dopo la separazione dalla moglie Sara, si trascina per mesi instupidito dal dolore, lavoricchiando e continuando a negare a se stesso quanto stia soffrendo. Questi sentimenti compressi e ignorati lo portano a sviluppare veri e propri attacchi di panico, accompagnati da insonnia e crisi di pianto. Non proprio il massimo per uno che lavora in pubblico, in un ambiente come quello del tribunale in cui non c’è spazio per esitazioni e debolezze. Nel mentre di questa crisi esistenziale, Guerrieri si trova a difendere Abdou Thiam, un vu’ cumprà accusato dell’omicidio di un ragazzino. Il castello accusatorio è imponente e il senegalese sembra non avere alcuna speranza di difesa. La sua dignità e la sua ostinata professione di innocenza scalfiscono però il cinismo professionale dell’avvocato che si ritrova così a rifiutare il patteggiamento e ad affrontare il processo.

Nel corso della lettura assistiamo alla caduta e alla progressiva rinascita del protagonista. Passo dopo passo, mentre il processo avanza, Guerrieri affronta il suo disagio e poco alla volta lo supera. Come nel suo ultimo romanzo, Il silenzio dell’onda, Carofiglio affronta la tematica del dolore: la  sofferenza dell’anima si traduce in disagio psichico, fisico, e mentre Guerrieri ne esce da solo, a modo suo, Roberto ha bisogno di essere guidato da uno psichiatra. Entrambi soffrono per il dolore causato a una donna, entrambi hanno la loro Beatrice che li accompagna in un percorso salvifico di accettazione e autoconoscenza.

Viene quasi da chiedersi se ci sia qualcosa di autobiografico in questi personaggi, così simili nel loro percorso. Di sicuro Carofiglio conosce bene l’ambiente dei tribunali, essendo un magistrato, e non ci risparmia l’astruso linguaggio burocratico e i noiosi passaggi della giurisprudenza italiana, così diversa da quella americana a cui ci hanno abituato i legal thriller.

In questa prima opera lo stile dell’autore si presenta complesso e disomogeneo. La scrittura è secca e concisa, con frequenti incursioni del parlato e mescolanza di termini aulici, tecnico-giuridici e colloquiali. Spesso vengono inclusi nella narrazione elementi esterni come citazioni letterarie, canzoni e ricette di cucina, a volte in modo un po’ forzato altre con esito più felice.  Il risultato è comunque uno stile forte e originale che con il suo ritmo incalzante tiene avvinto il lettore.

Patrono detestava la Mantovani. Perchè era donna, perchè era magistrato e perchè era più intelligente e più dura di lui. Anche se, naturalmente, non lo avrebbe mai ammesso.

“Venga signora – chiamava signora, non dottoressa o giudice, le donne magistrato per farle innervosire e metterle a disagio – senta questa storiella. E’ nuovissima, veramente graziosa”.

La Mantovani si avvicinò di qualche passo e lo guardò neglio occhi, inclinando la testa di lato, senza dire una parola. Leggero cenno di assenso – prova pure a raccontarla, la tua storiella – e ombra di un sorriso. Non era un sorriso cordiale. La bocca si era mossa ma gli occhi erano immobili. E freddi.

Ci si affeziona anche al dolore, persino alla disperazione. Quando abbiamo sofferto moltissimo per una persona, il fatto che il dolore stia passando ci sgomenta. Perchè crediamo significhi, una volta di più, che tutto, veramente tutto finisce.

“Testimone inconsapevole″ di Gianrico Carofiglio, Sellerio Editore, 2002, prezzo 12,00 €, formato cartaceo,  pagg 316.

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12 thoughts on “Testimone inconsapevole – Gianrico Carofiglio

  1. Anche a me piace molto Carofiglio, soprattutto la serie di romanzi dedicata alle avventure dell’avvocato Guerrieri. Anch’io prediligo la caratterizzazione dei personaggi ma la marcia in più per me sono quegli accenni alla musica che ascolta e ai piatti che cucina, per non parlare di quella libreria di Bari che lui frequenta a sera tarda! 🙂

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    • pensa che la libreria torna anche nel “Silenzio dell’onda”. Penso abbia molti topoi ricorrenti, a me piace, anche se i racconti non li ho ancora finiti perchè troppo tristi… L’avvocato Guerrieri è un figo, indispensabile per una serie 😉 conosci il commissario Adamsberg?

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        • ah! ho letto sul tuo blog! mi hai incuriosito, ora devo solo trovarlo : ) Invece Wallander mi è ignoto… gli svedesi sono dei gran giallisti, mi tocca segnarmi anche Mankell (santa wikipedia!)

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  2. Mi sono lasciata attirare da Guerrieri proprio perché orfana di Adamsberg (quando si deciderà a scrivere altri romanzi, la Vargas??). Mi piacciono entrambi ma Adamsberg è imbattibile (e pure Danglard!)

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