Snob – Julian Fellowes

image

Attore, sceneggiatore e scrittore inglese, Julian Fellowes è sicuramente un personaggio interessante. Premio Oscar nel 2005 per la sceneggiatura originale di Gosford Park (2005), sceneggiatore della pluripremiata serie Downton Abbey, attore in film come “Il danno”, “Viaggio in Inghilterra” e “Agente 007 – Il domani non muore mai”, “Snob” è il suo primo romanzo.

Come la voce narrante che ci accompagna per tutto il racconto, Fellowes è un uomo di spettacolo appartenente all’aristocrazia inglese: il suo nome completo è infatti Julian Alexander Kitchener-Fellowes, Baron Fellowes of West Stafford.

E chi se non un aristocratico poteva introdurci in questo ristretto circolo, spiegarci le sue regole e il suo linguaggio, in un gioco di dissimulazioni e ipocrisie finalizzato a mantenere il potere sociale di queste antiche famiglie?

“Snob” racconta la storia di Edith Lavery, una ragazza dell’alta borghesia educata fin dall’infanzia con il solo obiettivo di entrare a far parte della gente che conta. I suoi studi, le sue frequentazioni, i suoi stessi abiti sono tutti attentamente scelti per infrangere le barriere sociali ed entrare di diritto in un mondo che in realtà non conosce affatto. L’unico modo che ha per farlo è sposare la persona giusta e riuscirà nel suo intento conquistando l’amore di Charles, conte di Broughton, erede del marchese di Uckfield. Ma il raggiungimento del suo sogno non le dà la felicità che sperava di trovare:

“Eccola lì, con quest’uomo che, a pensarci bene, conosceva appena, addormentato, nudo, accanto a lei. Meditò su quella fondamentale verità che doveva aver colpito molte spose, da Maria Antonietta a Wallis Simpson: qualunque possa essere il vantaggio politico, sociale o finanziario di un grande matrimonio, arriva il momento in cui tutti se ne vanno e si rimane sole con un estraneo che ha il diritto legale di copulare con te. Non era del tutto sicura di aver fatto bene i conti con questo semplice fatto.”

Tutto il libro è una riflessione continua sul matrimonio, sugli interessi che vengono coinvolti, sulla sua influenza sui caratteri e sui sacrifici che ne derivano.

Ne risulta un ritratto della società molto cinico ma familiare nel suo approccio moderno: all’inizio del libro si può infatti cadere nell’errore di pensare di trovarsi in un romanzo storico, invece siamo negli anni Novanta: a Londra convivono yuppies e marchesi, Mick Jagger e battute di caccia, sfilate di moda e ricevimenti alla corte della Regina, in una contraddizione temporale che forse solo chi è inglese non può cogliere come tale.

Di questo libro hanno detto che “…ricorda Jane Austen e Evelyn Waugh” (Tim Lott), ma della Austen non trovo che una pallida eco nei titoli nobiliari e nella descrizione della vita di campagna. L’eroina tipica di Jane Austen è una ragazza che supera i difetti del suo carattere, assume una piena consapevolezza di sè e porta i germi di un forte orgoglio femminile. Edith Lavery nel corso del libro non segue un percorso di crescita personale, impara solo a gestire un mondo che all’inizio affronta in maniera troppo spavalda, senza valutarne i rischi.

Se all’inizio lo stile dell’autore risulta artificioso e poco scorrevole, ricco di nomi, citazioni e riferimenti che rallentano la lettura, passate le prime settanta pagine prevale l’interesse verso questo strano universo parallelo al nostro e si rimane affascinati dai personaggi, nonostante la loro antipatia e il loro essere terribilmente snob.

“Snob″ di Julian Fellowes, traduzione Maria Cristina Savioli, Neri Pozza Editore, prima edizione 2005, prezzo 9,00 €, formato cartaceo,  pagg 331.

Annunci

10 thoughts on “Snob – Julian Fellowes

  1. Come ti dicevo qualche post fa, lo sto leggendo. Non sono ancora a metà, ma solo a pagina 30 ho capito che non era ambientato durante gli anni di “Orgoglio e pregiudizio”.
    Solo adesso mi sto appassionando alla narrazione. Per adesso sembra la storia di Kate, vero! anche Edith ha una madre che sogna un matrimonio con un nobile. Ma il seguito è ancora da scoprire e sono molto curiosa.

    Mi piace

  2. Eccomi qui a ricambiare la lettura recensione! ovviamente mi ritrovo anch’io in quello che hai scritto tu: si vede che Fellowes ha saputo comunicare bene il suo pensiero!

    Mi piace

  3. Pingback: Miele – Ian McEwan | diari alaskani

Conta fino a tre poi commenta!

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...