Acqua agli elefanti

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Questo romanzo é stato scelto dall’organizzatrice di un club di lettura che dovrebbe partire a settembre. Vista la mia prigionia, ho appena finito di leggerlo e sto decidendo se mi é piaciuto.

Di mio non l’avrei scelto: non amo il circo e nemmeno Robert Pattinson in copertina. E ora che l’ho finito non correrò in videoteca a noleggiare il film nè mi lancerò a comprare l’opera omnia di Sara Gruen. Mentre scrivo mi accorgo che nemmeno lo consiglierò alle mie amiche, anche se ormai lo stanno leggendo tutte per l’incontro letterario…

Eppure è un libro scritto abbastanza bene: ben documentato, stile piano, struttura narrativa articolata, trama interessante. Cosa gli manca? Non mi ha appassionato, i suoi personaggi sono scolastici, monolitici, uguali a se stessi dalla prima all’ultima pagina. Gli eventi straordinari a cui assistono non provocano alcun effetto su di loro. Certo, il personaggio di Augustus ha una personalità complessa, ma trovo che l’espediente di classificarlo come schizofrenico paranoide sia una soluzione di comodo, mi aspettavo una spiegazione più convincente dei suoi improvvisi sbalzi d’umore. Inoltre a metà libro, dall’arrivo di Rosie per intenderci, c’è un brusco stacco: sembra che l’autrice abbia improvvisamente cambiato idea e deciso di precipitare la storia, stravolgendo il suo ritmo di scrittura e servendoci colpi di scena in rapida successione. Non so poi se possa dipendere dalla traduzione, ma lo stile mi è sembrato estremamente banale, ricco di ripetizioni, di pleonasmi e dettagli che non contribuiscono al racconto ma servono solo a garantirci il lavoro di documentazione svolto dall’autrice. 

Ho molto apprezzato il prologo che ci pone immediatamente nel cuore del racconto e viene ripreso in maniera esplicativa verso la fine del romanzo e ho trovato convincente l’espediente di affidare la narrazione a uno Jacob novantenne. Credo che le pagine più sincere siano proprio quelle che descrivono la vecchiaia e la vita nell’ospizio mentre il resto della storia assomiglia più a una fiction che a un grande film. La storia d’amore, le scazzottate, la vita del circo, tutto è solo superficie, manca di verità, di profondità di analisi. Poteva essere un grande romanzo, resta un racconto stile harmony.

Per chi l’avesse letto mi è rimasto un dubbio. Perchè l’autrice ha scelto come titolo “Acqua agli elefanti”? Nel corso del romanzo Jacob si arrabbia con un altro anziano della casa di riposo che millanta di aver portato l’acqua agli elefanti in gioventù, facendoci capire che sia un lavoro inesistente in quanto insensato. Speravo che nei ricordi di gioventù venisse approfondito questo punto. O forse me lo sono perso tra uno sbadiglio e l’altro.

 

 

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